Ricostruzione, appello ai parlamentari

15 Ottobre 2014

Nusca (coordinatore sindaci aree omogenee): «Mancano interlocutori al governo, serve una forte azione di sostegno»

L’AQUILA. «Non c’è più nessuno che ci ascolta a Roma». La nomina del sottosegretario Giovanni Legnini alla vicepresidenza del Csm ha lasciato un vuoto a livello di rapporti diplomatici e di relazioni tra L’Aquila e il governo che si traduce, nel concreto, nel blocco di una serie di questione aperte legate alla ricostruzione dei 56 Comuni del cratere sismico. I sindaci dei paesi (compresi quelli fuori cratere) si sono sempre sentiti un po’ le cenerentole della ricostruzione. Ora che manca il Legnini «tuttofare», i sindaci restano a maggior ragione orfani. Quel che resta da fare è chiamare a raccolta i parlamentari. E lo fa il coordinatore dei sindaci delle aree omogenee Emilio Nusca, il quale, in una lettera di tre righe inviata a una ventina di loro, incita a «unire le forze e le idee» per dare una sterzata all’attuale impasse. Appuntamento lunedì all’Ufficio speciale di Fossa. Non si può restare in attesa che il governa decida. Potrebbe infatti lasciare le cose come stanno se dall’Abruzzo non partirà l’iniziativa. «Prima, quando avevamo bisogno di chiedere aiuto, chiamavamo Legnini», spiega Nusca. «Ora, se volessimo cercare un interlocutore a Roma, non ci risponderebbe nessuno». Da settimane tutto è fermo. «Non abbiamo più soldi per finanziare i progetti», aggiunge Nusca, «quelli che ci sono, e l’ultimo trasferimento chiesto risale a luglio ed è di 168 milioni ripartiti per i diversi Comuni – ripartizione della quale, tra l’altro, non si sa più nulla – sono sì fermi in cassa, ma sono tutti impegnati. La Ragioneria continua a dirci che non sborserà altri fondi; ma come spiegare che quelli che abbiamo sono già destinati ai progetti presentati?». Altra questione è quella della Legge sulla ricostruzione. «Con Legnini c’era l’impegno di portare il testo in commissione», ricostruisce Nusca. «Ora, a che punto è il percorso?». Una legge che, tra l’altro, segna importanti passaggi: ad esempio, sulla trasparenza delle procedure, sugli appalti e le norme antimafia. Da diverse parti si stanno presentando emendamenti allo «Sblocca Italia» che, sì, riguardano la ricostruzione del cratere sismico, ma rischiano «di svuotare di contenuto la proposta di legge».

Altro problema è quello del Diset (Dipartimento per le economie territoriali). Con la spending review è stato smantellato, così anche Aldo Mancurti, punto di riferimento per i sindaci, «è sparito». Sarebbe dovuto nascere, al suo posto, una struttura di missione. «Non se ne sa più nulla», dice Nusca. Infine, la questione di fondi per lo sviluppo, quel 5% di risorse dedicate a progetti di sviluppo del territorio, ad esempio legate all’agroalimentare. Dopo tanti convegni, Invitalia ancora non pubblica i bandi. Eppure i dati dell’Usrc portano una ventata di ottimismo: dall’ultimo monitoraggio (31 agosto) degli interventi di ricostruzione pubblica e privata si segnala l’utilizzo del 93% delle risorse assegnate, 771 i cantieri aperti. (m.g.)

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