Ricostruzione, dipendenti Utr vogliono la stabilizzazione

30 Maggio 2018

L’AQUILA. Stato di agitazione e richiesta di stabilizzazione. Questi gli esiti dell’incontro, avvenuto nella sede della Cgil, sulle problematiche contrattuali dei dipendenti degli Uffici territoriali...

L’AQUILA. Stato di agitazione e richiesta di stabilizzazione. Questi gli esiti dell’incontro, avvenuto nella sede della Cgil, sulle problematiche contrattuali dei dipendenti degli Uffici territoriali per la ricostruzione.
«Alla presenza dei lavoratori Utr e delle rappresentanze sindacali Fp-Cgil e Uil», fanno sapere le Rsu, «sono state trattate le problematiche contrattuali anche in considerazione dell’imminente soppressione e riorganizzazione degli stessi uffici, che di fatto non può essere attuata senza una revisione dei termini contrattuali che regolamentano i rapporti di lavoro». La norma, ricordano i rappresentanti sindacali, «prevedeva che i 72 vincitori del concorso a tempo indeterminato attualmente impiegati negli Utr, fossero assunti dai Comuni capofila delle aree omogenee fino al 2021, e che a partire da tale data, il “personale eventualmente in soprannumero” fosse “assorbito secondo le ordinarie procedure”. In tal modo si è individuata una nuova tipologia di pubblico dipendente, ovvero un dipendente di ruolo sottoposto alla condizione risolutiva del rapporto di lavoro, per cui al termine della ricostruzione, inizialmente prevista dal legislatore al 2021 e poi (a seguito della legge di Bilancio 2018) al 2023, il personale verrà sottoposto alle procedure di mobilità obbligatorie con il rischio, in mancanza di ricollocazione, di decadenza del contratto. L’unica soluzione possibile, avendo già esperito, con esito negativo, la ricognizione del fabbisogno del personale da parte dei comuni del cratere, e anche in considerazione della riorganizzazione degli Utr prevista dal legislatore e orientata a un accentramento logistico e organizzativo degli uffici, appare la contrattualizzazione dei lavoratori con le amministrazioni centrali dello Stato, che già ad oggi rappresentano i soggetti in capo ai quali gravano le spese dei dipendenti della ricostruzione».
All’esito dell’incontro si è deciso di proclamare lo stato di agitazione sindacale «al fine di evitare il mantenimento dello status quo e di ottenere, dopo ripetuti appelli, una soluzione definitiva alle problematiche descritte, eliminando di fatto le disparità rispetto ai dipendenti impiegati in altre amministrazioni».