Ricostruzione, il tappo del Genio civile

23 Luglio 2016

Molte pratiche ferme per mancanza dell’autorizzazione sismica prevista da una recente legge regionale. Attese di 9 mesi

L’AQUILA. Centinaia di pratiche della ricostruzione (sia all’Aquila che nei Comuni del cratere) rischiano nei prossimi mesi di non essere finanziate a causa della mancanza della cosiddetta autorizzazione sismica che deve essere rilasciata dal Genio civile. Finora la questione è stata un po’ sottostimata perché le pratiche all’esame degli uffici speciali sono state fino a pochi giorni fa quelle a cui veniva applicata la vecchia normativa che parlava di semplice “deposito” del progetto negli uffici del Genio civile.

Ma partiamo dall’inizio. La legge “quadro” nazionale che prevede l’esame dettagliato dei progetti ai fini dell’autorizzazione sismica è del 2001. La Regione Abruzzo l’ha recepita dieci anni dopo con la legge regionale 28 del 2011. La sua applicazione non è partita subito. Di proroga in proroga si è arrivati all’aprile del 2016. Da 4 mesi a questa parte i progettisti devono recarsi negli uffici del Genio civile, depositare la pratica e attendere che un tecnico esamini attentamente il progetto e stabilisca se è in regola con la sicurezza sismica fissata dalle norme. Se questa legge fosse diventata operativa in Abruzzo sin dal 2001 forse il terremoto del 2009 qualche problema in meno lo avrebbe creato. Purtroppo con i sè i con i ma non si va da nessuna parte. Ma veniamo all’oggi. In condizioni “normali” questo aggravio di lavoro per gli uffici del Genio civile sarebbe stato sopportabile. Ma con le migliaia di progetti per la ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del cratere gli uffici del Genio civile sono ormai letteralmente intasati.

C’è chi ha calcolato che per avere l’autorizzazione sismica ci vogliono in media nove mesi. Infatti il “controllo” non é di routine. L’ufficio ha, sulla carta, due mesi di tempo per esprimere il parere dopo aver verificato in base a calcoli complessi se il progetto è fatto bene e soprattutto se raggiunge il livello di sicurezza dal punto di vista sismico. Passati i due mesi il progettista potrebbe ricevere una richiesta di integrazioni da esibire anche in questo caso entro due mesi e poi ci sarà un nuovo “controllo”. Insomma fra un passaggio e l’altro si va alle calende greche. E il problema non riguarda soltanto il singolo progettista o i proprietari in attesa di far partire il cantiere. Se le pratiche non vengono approvate dagli uffici speciali perché manca il pezzo di carta del Genio Civile, i Comuni non possono concedere l’indennizzo e questo rallenta la “spesa” per cui se potenzialmente il Comune dell’Aquila in un anno potrebbe assegnare 800 milioni con questo intoppo ne assegna molti meno e lo Stato centrale l’anno dopo tirerà la cinghia in base all’assunto: spendi prima i soldi che hai e poi ti do il resto. Un ragionamento che non fa una piega ma che potrebbe allungare di parecchio i tempi della ricostruzione. La domanda ora è: come si supera questo blocco che sta facendo perdere il sonno a molti ingegneri? La cosa più banale sarebbe un “emendamento” (parola che ormai è come la bacchetta magica di Harry Potter) alla legge regionale. Basterebbe scrivere: per i progetti relativi alla ricostruzione dell’Aquila resta valido il semplice deposito. Ma questo sconfesserebbe chi, in Regione, quella norma ha deciso di applicarla a partire dallo scorso aprile e politicamente non sarebbe una gran figura. E allora sono già state avviate riunioni fra gli “attori” interessati per trovare una soluzione che salvi capra e cavoli. La proposta del genio Civile è semplice: dateci 20 persone in più. Quello che invece trapela è che si sta pensando a uno sportello in grado di sveltire le procedure. Il rischio però è che di sportello in sportello non si trovi mai l’uscita.