Ricostruzione, interdette 37 ditte Cialente: "Situazione grave"

23 Marzo 2015

La reazione del sindaco dell'Aquila all'articolo dell'Espresso sulla prefettura che ha bloccato imprenditori in odore di mafia, tra cui 12 aquilani: "Problemi grossi da subappalti e ricostruzione privata"

L'AQUILA. La prefettura dell’Aquila ha disposto delle interdittive antimafia a carico di 37 imprenditori impegnati nella ricostruzione post-sisma: titolari di aziende considerate in odore di mafia o, comunque, da tenere sotto controllo. Di questi imprenditori, secondo quanto riferisce il settimanale L’Espresso, ben 28 risulterebbero impegnati nella ricostruzione di opere pubbliche mentre nove stavano lavorando nei cantieri privati dove, su ammissione di istituzioni e forze dell’ordine, è più facile infiltrarsi a causa della carenza di regole con le commesse, anche ingenti, affidate direttamente e senza gara. Secondo quanto riporta il periodico, 11 di queste ditte hanno sede al Nord, 19 al Centro, e tra queste 12 all’Aquila, e le altre nel Sud. Ma va anche ricordato che molte ditte possono essere di fatto pilotate, tramite prestanome, da soggetti che risiedono altrove. In sostanza, la ricostruzione aquilana, come anche l’Expo di Milano, è stata individuata come ipotetico bancomat per finanziare la malavita.

«Quello di 37 aziende interdette è un numero non trascurabile, soprattutto le 12 aquilane che hanno avuto rapporti con queste qui: ci vuole ancora più attenzione». Così il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, commenta la notizia pubblicata dall'Espresso, sulle 37 interdittive antimafia nei confronti di imprese che lavorano nella ricostruzione post-sisma, emesse dalla prefettura dell'Aquila. Un fatto che emerge dopo alcuni arresti per infiltrazioni della camorra, in particolare i casalesi, nella ricostruzione privata. «Il problema grosso per le infiltrazioni mafiose sono i subappalti della ricostruzione privata, lo dico dal 2009 - spiega Cialente - ecco perché la nuova legge dovrà essere molto rigida sia sul conferimento degli incarichi sia sul controllo, ponendo regole molto rigide». Per il primo cittadino «deve finire la storia delle vendite dei rami d'azienda, c'è un sottobosco nel quale si può infilare di tutto indipendentemente dalla volontà dei protagonisti. Il subappalto del subappalto, per esempio, è insostenibile - afferma - ma stiamo verificando che succede spesso, lì si stanno insinuando le infiltrazioni». Quanto ai controlli, «sapevo di queste misure, me ne comunicano diverse, mi sembra che la prefettura stia facendo un lavoro molto attento, ma bisogna continuare e andare avanti su questa strada».