Ricostruzione, lavoratori in sciopero per il nodo contratti

Alta adesione alla manifestazione davanti alla prefettura I sindacati: «Fine dell’attività nel 2023, problema irrisolto»
L’AQUILA. «Contratto a tempo indeterminato, ma solo fino al 2023». È il paradosso che stanno vivendo i lavoratori degli uffici della ricostruzione, ex Utr, che hanno organizzato un presidio di protesta davanti alla prefettura. Indetto da Fp-Cgil, Usb P.I. enti locali e da Uil-Fpl, il presidio ha visto la partecipazione «pressoché totale dei lavoratori», come spiega una nota congiunta dei sindacati.
«Una delegazione composta dai rappresentanti sindacali e dai lavoratori è stata ricevuta dal prefetto, che si è impegnato a trasmettere il documento al governo». «Nell’incontro», spiegano le organizzazioni sindacali, «è stato richiesto l’interessamento del governo per la risoluzione di una vicenda che ormai si trascina da anni. La situazione contrattuale dei lavoratori, oltre a essere altamente lesiva dei diritti, ha inesorabilmente ricadute negative sui processi di ricostruzione del territorio. Ed è risultato evidente come la situazione dei lavoratori sia del tutto anomala rispetto alla normativa ordinariamente applicata per i contratti di lavoro della pubblica amministrazione». Si tratta infatti dei lavoratori vincitori del concorso pubblico Ripam Abruzzo del 2013 per posti a tempo indeterminato, che sono stati contrattualizzati con gli enti locali (Comuni) che però, temono lavoratori e sindacati, «non hanno e non avranno capacità di riassorbimento». I lavoratori su cui fino a oggi si è poggiata buona parte del peso del controllo delle pratiche di ricostruzione rischiano di vedere risolto il loro rapporto di lavoro addirittura già nel 2023». Si tratta di una situazione che ha prodotto «sin dal 2013, uno stato di incertezza per i lavoratori e le loro famiglie che ha comportato un vero e proprio “esodo” degli stessi verso soluzioni più tutelate. A oggi, infatti, risultano solo 33 i lavoratori originariamente assunti, con tutte le difficoltà derivanti da un ricambio vorticoso del personale rispetto alla complessità delle procedure per la ricostruzione. Di fatto la risoluzione della questione contrattuale dei dipendenti Utr», scrivono i sindacati, «dev’essere vista come problema di pubblico interesse». La soppressione degli Utr con l’accentramento del personale all’Ufficio speciale per i comuni del cratere, «è stata fatta senza avviare fasi di concertazione di protocolli d’intesa per tutelare i diritti dei lavoratori».
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