Riduzione del credito alle imprese, la Cgil snocciola i dati
Convegno il 28 a Palazzo Fibbioni farà il punto nel decennale Banche, in 8 anni persi 320 posti di lavoro e chiuse 60 filiali
L’AQUILA. Le banche, dopo il sisma, hanno chiuso i rubinetti. O quantomeno hanno ridotto, e di molto, erogazioni e prestiti bancari. Se si prende in esame il periodo 2011-2018 il calo tocca quota -29,5%. Se si parte dal 2010, con un parametro decennale, il credito alle aziende è diminuito del 24%; del 28% con riferimento alle piccole e medie imprese. Cifre che, tradotte in soldoni, equivalgono a 580 milioni di euro erogati in meno, in provincia dell’Aquila, dove invece si registra un aumento dell’8% dei depositi bancari. Segno evidente che la concessione del credito è ancora un problema, persino nel comparto della ricostruzione: a fronte di 3 miliardi di finanziamento deliberati alle aziende della provincia, l’utilizzo è di appena 1 miliardo a causa dei ritardi nei pagamenti.
I NUMERI. Dati, questi, forniti dalla Fisac-Cgil, che insieme alla Camera del lavoro e alla Cgil Abruzzo-Molise ha organizzato, per il 28 novembre, alle 9,30, a Palazzo Fibbioni, il convegno “Il credito bancario in provincia dell’Aquila a 10 anni dal sisma”. «Un appuntamento per sensibilizzare le istituzioni locali al tema della crescente difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese», dichiara Luca Copersini, segretario provinciale Fisac Cgil dell’Aquila. «Una banca che eroga un prestito», spiega Copersini, «deve accantonare una quota che, se l’azienda è solida, parte dallo 0,5% della somma erogata, ma può arrivare anche al 100%, se i valori di affidabilità dell’impresa sono bassi». Dalle Marche in giù, il credito bancario è in caduta libera. «Dal 2010 al 2018 i prestiti, in provincia dell’Aquila, sono diminuiti del 24%», fa notare Copersini, «del 28% per le piccole e medie imprese. Se si restringe il campo lasciando fuori l’annualità 2010, addirittura i crediti alle imprese fanno registrare una contrazione del 29,5%, con 580 milioni di euro concessi in meno. A fronte di 3 miliardi di finanziamento deliberati, ne viene utilizzato circa uno, con le ditte edili che fanno difficoltà ad attingere a quote già deliberate per i ritardi nei pagamenti».
SPORTELLI BANCARI. L’Abruzzo, come si evince dal report della Cgil, è anche la regione con la più alta percentuale di comuni non serviti da sportelli bancari, ben il 47%, quasi tutti concentrati nelle aree interne. Il secondo dato negativo riguarda la cancellazione, in 8 anni, di 60 filiali, con la conseguente perdita di 320 posti di lavoro. «La riduzione media annuale degli addetti bancari, in provincia, è del 3,3% contro l’1,6% nazionale», incalza Copersini, «a cui concorre, insieme al sistema del rating, l’allontanamento dei grandi gruppi bancari. Non abbiamo banche con centri decisionali sul territorio. E questo non aiuta il dialogo con il mondo economico». Al convegno interverranno Roberto Errico, ricercatore all’Irsf Lab; Alberto Zazzaro, docente di economia politica all’Università Federico II di Napoli; Francesco Marrelli, segretario generale della Cgil dell’Aquila e Carmine Ranieri, segretario Cgil Abruzzo.
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