Riparte il fuoco, tre Canadair in azione

10 Agosto 2020

Le montagne di Arischia e Pettino bruciano ancora, impegnati aerei ed elicotteri di Protezione civile e vigili del fuoco

L’AQUILA. Non c’è tregua per le montagne aquilane, che dopo 11 giorni dal primo divampare delle fiamme continuano ancora a bruciare. Anche ieri, dal mattino e fino a sera, ad Arischia e Pettino sono tornati in azione 3 Canadair e 2 elicotteri, oltre alle squadre di terra impegnate nell’opera di bonifica. Nonostante il nubifragio del 4 agosto, la combustione del fitto sottobosco non si arresta e dà origine, soprattutto nelle ore più calde e ventose, a nuovi focolai, ben visibili dalla popolazione e da tutta la città. Tanto che gli utenti che seguono passo passo l’evolversi della situazione sui social network, lo hanno ribattezzato “l’incendio dalle sette vite”.
La comparsa di pinnacoli di fumo viene tenuta sotto controllo, ma desta comunque preoccupazione, anche se la Protezione civile regionale, che sta operando con i vigili del fuoco, ha più volte ribadito che si tratta di un fenomeno consueto, in incendi di tale portata, che hanno coinvolto 800 ettari di bosco resinoso. Per mettere velocemente la parola fine al disastro ambientale, servirebbero precipitazioni abbondanti. Le aree interessate dai focolai sono sempre Monte Omo, nella frazione di Arischia, e Monte Pettino, in città: «Il fitto sottobosco e la mancanza di precipitazioni», ha spiegato la Protezione civile, «rendono difficoltose le operazioni di bonifica, complicate anche dal vento. C’è sempre un grande dispiegamento di uomini e mezzi e i presìdi notturni sono attivati sotto il coordinamento della Soup, la Sala operativa unificata permanente della Protezione civile regionale».
Intanto non mancano le polemiche: gli ex forestali della Ferfa, la Federazione rinascita forestale ambientale, fanno una riflessione sugli incendi aquilani e l’utilizzo dei Canadair per le operazioni di bonifica: «Si spendono 800mila euro solo per effettuare la bonifica di una pineta montana con i mezzi aerei. L’incendio delle pinete dell’Aquila si è spento grazie al nubifragio, ma il sistema antincendio ha mostrato ancora i suoi limiti, oltre che nella lotta attiva alle fiamme, anche nella bonifica delle aree bruciate. Se prima del 2017 la maggior parte delle bonifiche venivano effettuate a terra, con l’impiego dei volontari di Protezione civile e degli uomini del Corpo forestale, il nuovo modello organizzativo disegnato da Matteo Renzi ci ha regalato l’insufficiente e costosa bonifica con i mezzi aerei. Da cinque giorni sono impegnati una coppia di Canadair (gestiti da una ditta privata) affiancati a elicotteri. Tuttavia, a distanza di cinque giorni l’incendio ha ripreso forza, aggredendo di nuovo le chiome dei pini neri». Il comitato 3.32 ha lanciato un appello al sindaco Pierluigi Biondi e al presidente della Regione Marco Marsilio affinché venga ritirata l’ordinanza anti-volontari.
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