Riparte la transumanza nel ricordo di Imperiale

L’AQUILA. Poco più di un mese fa, amici e parenti avevano dato l’ultimo saluto a Pierluigi Imperiale, il medico veterinario da anni impegnato in iniziative volte a ridare vigore alla transumanza, la...
L’AQUILA. Poco più di un mese fa, amici e parenti avevano dato l’ultimo saluto a Pierluigi Imperiale, il medico veterinario da anni impegnato in iniziative volte a ridare vigore alla transumanza, la migrazione delle greggi che dai pascoli estivi del Gran Sasso si spostavano verso quelli invernali del Tavoliere delle Puglie. «Continueremo», avevano promesso gli amici di Imperiale. E così, ieri mattina, nel giorno di San Michele Arcangelo, 50 camminatori si sono ritrovati a Collemaggio per dare di nuovo il via alla rievocazione della transumanza, la prima senza Pierluigi. Per chi avrà la forza di andare fino in fondo, c’è un percorso di 244 chilometri lungo il Tratturo Magno, dall’Aquila a Foggia. Con loro un piccolo gregge di pecore tenute a bada da Willy, un vivacissimo Border Collie. Ad accogliere la carovana i bambini di due scolaresche aquilane, arrivate da Paganica e da Scoppito, che hanno ascoltato la lezione sulla transumanza. Una vita dura, quella dei pastori transumanti per sei mesi fuori casa. Un sistema che però aveva dato grande prosperità ai territori attraversati da quelle gigantesche greggi di pecore lungo il tratturo, una specie di autostrada di erba larga 111 metri, costellata da chiesette dove poter sostare. Ieri, in prima fila, c’era il figlio di Pierluigi, Angelo Jonas, con un bastone intagliato con dipinto proprio il nome del padre. Ad accompagnare le pecore e i camminatori anche i pastori, Massimo Calandrella, Carlo Casale, Domenico Ponzi, Gaetano D’Alessio e Ruggero Damiani. Una partenza accompagnata dagli abbracci tra i tanti amici del dottor Imperiale, stroncato da un malore. «Sono arrivati in tanti, sono loro che hanno chiesto di partecipare», racconta Angelo Jonas parlando dei camminatori. La transumanza, vero e proprio motore economico dei territori montani, era regolamentata con cippi che indicavano i percorsi e anche con punti di controllo con tabelle che indicavano il dazio che ogni pastore doveva versare per attraversare i vari territori. Una tradizione millenaria che dal 2019 è riconosciuta dall’Unesco come “Patrimonio culturale immateriale”. (r.p.)
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