Rissa con mazza da baseball, ricorso accolto
I tre erano tornati subito in libertà. La Cassazione dà ragione al pm: gli arresti andavano convalidati
L’AQUILA. Si trattò di rissa e non di “semplice” aggressione, per cui gli arresti dei tre “protagonisti” andavano convalidati, cosa che invece il tribunale non fece. Lo ha stabilito la Cassazione a seguito del ricorso della Procura. I fatti si svolsero pochi giorni prima di Natale 2021.
La rissa avvenne all’esterno di un bar nei pressi di un distributore di carburante in viale Corrado IV. Il bilancio: due persone ferite con una mazza da baseball, il lunotto posteriore di un fuoristrada in frantumi e 3 arresti. Uno dei tre uomini coinvolti si sarebbe scagliato contro gli altri due con la mazza che teneva nell’auto colpendone uno in testa. Il ferito, a sua volta, avrebbe afferrato la mazza, che intanto era caduta a terra, colpendo l’aggressore. Uno dei tre sarebbe salito sul fuoristrada tentando di investire gli altri, ma andò a sbattere contro una base in cemento del distributore di benzina. A quel punto, forse sempre con la stessa mazza, sarebbe stato spaccato il lunotto posteriore. Il tribunale li condannò per direttissima. L’arresto, però, non fu convalidato e i tre tornarono subito in libertà. Ora la Cassazione ha stabilito che gli arresti di Giuseppe Di Cicco di 27 anni, Marino Claradonna (57) e l’albanese Hysa Genti (42) andavano convalidati. «Nel provvedimento del tribunale impugnato dalla Procura», si legge nella sentenza di Cassazione, «si riscontra il vizio di violazione di legge, in quanto con esso si nega la convalida sulla base di valutazioni riferibili piuttosto alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza o a un giudizio di responsabilità circa la partecipazione di Di Cicco, Claradonna e Hysa alla rissa oggetto del procedimento, così che vengono travalicati i limiti del controllo giudiziale richiesto in sede di convalida dell’arresto. Vizio che appare vistoso ove si consideri che, dalla lettura del verbale di arresto, si evince che la pattuglia dei carabinieri è arrivata sul luogo dei fatti nell’immediatezza, tanto da osservare direttamente la colluttazione. Già tale sola notazione dimostra come la Polizia giudiziaria è intervenuta sul luogo della rissa quando quella era ancora in corso, assistendo direttamente alla colluttazione, con la conseguenza che il fatto di trovare gli arrestati sul luogo dove si stava svolgendo il reato, con ferite sul volto, era circostanza del tutto idonea a giustificare uno stato di quasi-flagranza, se non di flagranza, in quanto l’azione delittuosa è stata interrotta proprio dal sopravvenire della polizia. Si consideri poi lo stato dei luoghi in cui si riscontravano una vettura con lunotto rotto, una mazza a terra e copiosissime tracce di sangue. Il tribunale ha negato la convalida sulla base di una mera congettura, secondo la quale le lesioni riscontrate sugli arrestati potrebbero essere frutto di un’aggressione e non di rissa». Ricorso quindi accolto. (g.p.)

