Ristoranti e bar, gli incassi colano a picco

3 Luglio 2020

Sit-in di protesta degli operatori del settore: fatturato praticamente azzerato e in autunno la situazione rischia di peggiorare

L’AQUILA. Fatturato crollato del 65-80% rispetto all’epoca pre-virus, pochi clienti, costi alle stelle. Il primo mese e mezzo di riapertura, per ristoranti, bar e pizzerie, dopo più di 60 giorni di chiusura forzata, è stato un mezzo disastro. I numeri forniti dall’associazione #RAVV Ristoratori aquilani Vs Virus – una cui delegazione ha tenuto, ieri mattina, un sit in davanti a Palazzo Fibbioni – sono quelli di una tragedia.
ZERO INCASSI. «Durante il lockdown», spiegano gli esercenti, «gli incassi si sono praticamente azzerati. Fino al primo giugno, rispetto a un anno fa, sono diminuiti dell’80% e dal primo al 30 giugno del 65%. Un bagno di sangue». «Chi di noi ha riaperto sta lavorando per pagare tutto quello che ha perso da febbraio», afferma Daniele Mancini, proprietario, insieme al fratello Andrea, della bottiglieria Lo Zio. «E agli affitti e alle bollette arretrate si sono naturalmente sommate le nuove spese. Abbiamo poi un gravissimo problema occupazionale, perché le nove settimane di cassa integrazione stanno per finire e se il blocco dei licenziamenti è stato giustissimo, con questi numeri non è pensabile che un imprenditore possa riassumere tutti i dipendenti che aveva prima del Covid. Il Comune finora ci è venuto incontro, le misure messe in campo, soprattutto quella sul suolo pubblico, sono state fondamentali per farci ripartire. Ma molte altre istituzioni, a cominciare dalla Regione, non hanno mantenuto le promesse».
I NUMERI. Secondo una stima fatta dall’associazione, il 20% delle attività non ha ancora riaperto. E in autunno il quadro potrebbe ulteriormente peggiorare: «Ora», osserva ancora Mancini, «si lavora perché è estate, la gente ha meno paura ad uscire e i locali, anche se non tutti, hanno i tavoli all’aperto. Ma siamo preoccupati per quello che accadrà a partire da settembre. Con le regole anti-Covid vigenti, per molti sarà impossibile continuare». Malgrado sia tutto il settore a soffrire, c’è da dire che non tutte le attività sono state colpite allo stesso modo. Se bar, pizzerie e pub riescono, seppur tra mille sofferenze, a tenere botta, chi paga il prezzo più alto sono i ristoranti per ricevimenti.
LE VOCI DELLA PROTESTA. Luca Taralli, proprietario della Cartiera del Vetojo, è tra coloro che non sono ancora ripartiti: «Lavoravamo solo con le cerimonie e finora abbiamo perso il 100% perché chi aveva prenotato ha preferito disdire». Paolo Morico, titolare della Casetta nel Parco, ha riaperto, ma con il 50% dei coperti in meno e un volume di affari crollato dell’80%: «Siamo un ristorante per famiglie, ma lavoravamo molto anche con battesimi, cresime, matrimoni, feste di laurea. Abbiamo perso tutte le prenotazioni. Per fortuna abbiamo un giardino esterno con cui siamo riusciti a compensare parzialmente i posti in sala non utilizzabili ma è una situazione che non potrà durare a lungo». Nel corso del sit-in, i ristoratori hanno incontrato il consigliere comunale Paolo Romano e l’assessore al Commercio e vicesindaco Raffaele Daniele, che ha fissato, per la prossima settimana, un incontro al quale sarà presente anche l’assessore al Turismo Fabrizia Aquilio.
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