Rito dei serpari, ritorno per 10mila

Cocullo, il sindaco Chiocchio: «Un importante segnale di ripresa per il turismo»
COCULLO. La pandemia, così come la maggior parte dei riti e delle tradizioni abruzzesi, l’aveva fermata. Domenica, con la festa dei lavoratori, è tornato anche il rito dei serpari di Cocullo, con il piccolo paese della Valle del Sagittario (213 abitanti), invaso da 10mila persone. Tanti turisti ma pochi serpenti rispetto al passato, come hanno sottolineato i serpari del posto che per oltre un mese si sono dedicati alla cattura dei “cervoni” nelle campagne circostanti. Ventisette le serpi che hanno adornato la statua di San Domenico nella suggestiva vestizione, che avviene fuori la chiesa per poi sfilare in processione tra un mare di folla e di fotografi, che hanno immortalato in ogni posa la statua del santo vestito di serpi. Mascherine obbligatorie anche nella giornata dell’allentamento delle misure di contenimento del contagio da Covid 19, in virtù dell’ordinanza del sindaco Sandro Chiocchio che ha parlato di nuovo inizio e di segnale di ripresa per il turismo dell'Abruzzo interno. Anche se non tutti l’hanno rispettata. «All’inizio eravamo preoccupati e abbiamo esitato un po’ ad organizzare l'evento», ha evidenziato Chiocchio, subito dopo la processione, «poi la forte spinta arrivata dalla comunità è stata decisiva per mettere da parte preoccupazioni e timori. E il risultato ci ha dato ragione». Fra scatti ed emozioni anche qualche malore, come nel caso di un giovane che è stato prontamente soccorso e che si è subito ripreso. E non sono mancati i controlli dei serpari, ad opera dei carabinieri della stazione di Cocullo e del nucleo Cites di Pescara, reparto specializzato nella tutela della fauna e flora, che hanno provveduto ad accertare il possesso delle relative autorizzazioni. Controlli dai quali non sono state riscontrate violazioni. (c.l.)
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