Ritorno a casa del cardinale originario di Pizzoli: prega nella chiesa del suo battesimo

L’AQUILA. «Personalmente mi sento particolarmente coinvolto e immerso in questo dono perché anche io faccio parte della chiesa aquilana: sono, infatti, nato a Pizzoli. Nella chiesa di Santo Stefano...
L’AQUILA. «Personalmente mi sento particolarmente coinvolto e immerso in questo dono perché anche io faccio parte della chiesa aquilana: sono, infatti, nato a Pizzoli. Nella chiesa di Santo Stefano ho ricevuto il dono della fede, testimoniatami con semplicità dai miei genitori. Ed è il nostro popolo abruzzese che mi ha insegnato a vivere – con i piedi ben piantati per terra – la bellezza e la complessità dell'esistenza». È uno dei primi passaggi dell’omelia del cardinale Enrico Feroci, alla messa di apertura della Porta Santa della basilica di Santa Maria di Collemaggio, momento culminante della 727ª Perdonanza Celestiniana.
RITORNO A CASA. Il cardinale Feroci, ieri mattina, è stato, anche se per poche ore, nel paese che gli ha dato i natali. A fare gli onori di casa il parroco, don Claudio Tracanna, e il sindaco Giovannino Anastasio. Il porporato ha prima pregato nella chiesa di Santo Stefano al Monte, dove fu battezzato, per poi incontrare i fedeli e salutare anche alcuni parenti e amici. Successivamente è stato ricevuto in forma ufficiale nella sala consiliare del Comune di Pizzoli.
IL PERDONO. Secondo il cardinale Feroci, Papa Celestino V «ci ha lasciato il dono centrale della fede, la possibilità di attingere alla misericordia di Dio, in modo speciale in questo giorno, in ogni anno, finché entreremo nella visione di Dio». «Prendendo in mano la Bolla celestiniana», ha proseguito il cardinale, «ho subito avvertito come sia di una attualità sconcertante. Dice Papa Celestino, che fa questo dono “a coloro che cercano Dio”: costoro “troveranno Dio attraverso i tesori della Chiesa”. Presuppone che gli uomini siano cercatori di Dio e cioè persone che sentono e hanno la coscienza della pochezza dell’uomo e sperimentano la povertà esistenziale della propria vita. Non c’è domani e non c’è futuro senza un orizzonte infinito che è Dio stesso». Riferendosi alla scelta di Papa Celestino che la celebrazione del Perdono avvenisse nella memoria della morte di San Giovanni Battista, il cardinale ha poi affermato che quell’episodio «forse lo ha avvertito come uno dei peccati più gravi e ancora tanto presenti al suo tempo e, noi possiamo dire, anche nel nostro tempo: sacrificare, cioè, l’uomo al potere».
LA ROBA. «Abbiamo la sensazione che le cose, (in Abruzzo si dice la roba) siano più importanti dell’uomo, dei rapporti di amicizia e che creano guerre anche intrafamiliari, anche all’interno della famiglia e nella Chiesa. Papa Celestino, consapevole di questo, nonostante tutto, torna però sul grande tema dell’Incarnazione: “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo figlio”. L’obiettivo finale del Giubileo», ha sottolineato ancora il cardinale Feroci, prima di concludere la sua omelia con una preghiera dello stesso Papa Celestino, «è ricordare l’opera di Dio. L’amore con cui il Padre desidera sradicare dal “cuore” dell’uomo l’egoismo, l’avidità, lo sfruttamento, l’avarizia, la superbia. Condivido con voi una frase di uno scrittore della nostra terra che proprio su Papa Celestino scrive “L’avventura di un povero cristiano”: Ignazio Silone. “Ho fiducia nell’uomo che accetta il dolore e lo trasforma in coraggio morale”. Questa sera noi siamo qui con coraggio per manifestare la nostra riconoscenza, per accedere alla pienezza della grazia in Cristo Gesù “per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito”».
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