Rivisondoli, sindaco e vice indagati L’accusa del pm: tentata estorsione

18 Settembre 2022

Obbligo di firma per i due amministratori, ma anche per l’avvocato e moglie del primo cittadino Avrebbero chiesto 20mila euro a 3 napoletani come risarcimento per l’ente dopo un contenzioso

RIVISONDOLI. Avrebbero chiesto circa 20 mila euro a titolo di risarcimento per il Comune di Rivisondoli, per sanare un contenzioso che aveva portato l’ente a spendere somme ingenti in spese legali. Ma per la Procura del tribunale di Sulmona si è trattato di tentata estorsione, tant’è che ha chiesto e ottenuto la misura cautelare dell’obbligo di firma per il sindaco di Rivisondoli Giancarlo Iarussi, il suo vice ed ex primo cittadino Roberto Ciampaglia e l’avvocato del Comune Tania Liberatore, che è anche moglie del sindaco Iarussi. I tre dovranno presentarsi tutte le mattine alla caserma dei carabinieri di Castel di Sangro per firmare l’apposito registro fino alla revoca del provvedimento.
Per l’avvocato Liberatore è stata applicata anche la sospensione temporanea dall’esercizio della professione e del divieto di contrarre con la pubblica amministrazione.
La bufera sul Municipio di Rivisondoli è scoppiata nella giornata di venerdì. A notificare ai tre indagati la misura cautelare sono stati i carabinieri della Compagnia di Castel di Sangro.
L’inchiesta della Procura di Sulmona è scattata da un esposto di alcuni residenti a Napoli, soccombenti nei procedimenti giudiziari che avevano intentato nei confronti del Comune di Rivisondoli. Agli stessi era stato contestato di aver realizzato senza autorizzazione una scala nell’abitazione acquistata nel paese abruzzese.
I tre cittadini napoletani erano stati condannati nei tre gradi di giudizio penale al pagamento delle spese di lite e al risarcimento nei confronti dell’ente comunale. Non soddisfatti dell’esito del procedimento giudiziario, però, si erano rivolti ai giudici amministrativi ottenendo, anche in questo caso, soltanto due sentenze di condanna. A quel punto, per loro, non era rimasto altro che tentare una transazione tramite accordo con il Comune di Rivisondoli.
Nel corso della riunione tra le parti, però, i due amministratori comunali, assieme alla legale che aveva patrocinato le cause rappresentando il Municipio in giudizio, avrebbero chiesto ai campani la somma di circa 20mila euro per coprire le varie spese di lite accumulate dall’ente, prima di addivenire all’accordo.
Richiesta che non ha soddisfatto i napoletani, i quali, a quel punto, hanno deciso di rivolgersi alla Procura per denunciare il sindaco Iarussi, il vicesindaco Ciampaglia e l’avvocato Liberatore per tentata estorsione.
Le indagini, avviate lo scorso gennaio dai militari dell’Arma sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Sulmona, hanno permesso di raccogliere elementi di prova a carico degli amministratori pubblici e della professionista, i quali, sempre secondo gli inquirenti, al di fuori di un regolare iter amministrativo avrebbero preteso una somma di danaro aggiuntiva oltre a quella stabilita dal giudice nell’originaria e definita vicenda processuale.
Le fonti di prova raccolte dai carabinieri nel giro di pochi mesi sono state così validate nei giorni scorsi dal giudice per le indagini preliminari di Sulmona, ai fini dell’applicazione delle misure cautelari eseguite quindi poi dai militari dell’Arma nella giornata di venerdì.
L’indagine, ancora quindi in fase preliminare, prevede ora l’interrogatorio degli indagati per la prosecuzione del procedimento penale. Il quale dovrà, necessariamente, trovare conferma negli elementi di prova finora raccolti per arrivare all’eventuale avvio della fase processuale.
Il vicesindaco Ciampaglia, tramite il suo legale, l’avvocato Pietro Savastano, ha rigettato tutte le accuse a suo carico (vedi articolo in pagina).
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