Rivuole i soldi anticipati per un terreno mai avuto

Azione legale di un commerciante contro l’Arap che ha revocato la concessione «Quanto pagato per avere un’area al nucleo industriale non è stato restituito»
L’AQUILA. Un decreto ingiuntivo è stato presentato nelle scorse settimane da un commerciante nei riguardi dell’Azienda regionale attività produttive (Arap) in riferimento all’assegnazione (poi revocata) di un’area di 5mila metri quadrati per l’uso e l’ampliamento di un terreno avente la destinazione produttiva e situato nel nucleo industriale di Pile. Questa cessione dell’aera era stata fatta tramite delle deliberazioni commissariali risalenti ad alcuni anni fa. La concessione dell’area è poi stata revocata ma non tutti i soldi dati per ottenerla sono tornati indietro. Questo, però, ha troncato sul nascere un’iniziativa privata su cui il ricorrente contava per lavorare. Sta di fatto che con una successiva deliberazione risalente a meno di un anno e mezzo fa la stessa Arap ha disposto la decadenza delle proprie deliberazioni con revoca disponendo la restituzione dell’importo di circa 13mila euro (di cui solo quasi la metà versati dopo il decreto ingiuntivo) corrispondente a due terzi della somma versata dalla ditta per i diritti di assegnazione con esclusione dell’Iva e delle spese di istruttoria.
L’Arap ha chiesto anche all’imprenditore gli estremi del conto corrente ai fini di un versamento della somma.
Questo, ovviamente, è la conferma oggettiva del riconoscimento del credito vantato dal titolare della ditta. Il conto corrente è stato fornito in tempi brevi ma da oltre un anno del completo pagamento non vi è traccia.
Di lì il decreto ingiuntivo chiesto e ottenuto tramite il presidente del tribunale Ciro Riviezzo e poi consegnato tramite l’ufficio notifiche della Corte d’Appello.
Ma richiesta del saldo poggia, soprattutto in questi periodi di crisi, sulla necessità di avere una liquidità in un momento storico difficile per gli operatori commerciali. Da parte del ricorrente, G.A. che è assistito dall’avvocato Vittorio Fatigati, c’era poi la convinzione di ottenere subito il dovuto da parte dell’ente sub regionale per il fatto che non è stato mai contestato il merito di ciò.
Il ricorso alla magistratura è anche la conseguenza di una serie di solleciti fatti telefonicamente ma che non sono serviti a concludere il caso. Il prossimo passo, qualora non si dovesse raggiungere un accordo, sarà che gli istanti verranno costretti a passare alla fase esecutiva che consiste nell’atto di precetto e nel possibile pignoramento. Fermo restando che queste azioni nei confronti della pubblica amministrazione sono più complesse rispetto a quelle avviate contro un privato.
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