Rogo a Fonte Vetica, in cinque nei guai

14 Novembre 2017

Chiuse le indagini: tre sono indagati per aver causato le fiamme dopo un picnic e gli altri per favoreggiamento

L’AQUILA. Sono cinque le persone, tutte della provincia di Pescara, che rischiano il processo in seguito al rogo a Fonte Vetica, in area protetta del Parco nazionale Gran Sasso Laga,a Castel del Monte, divampato lo scorso 5 agosto in concomitanza con la Rassegna ovini di Campo Imperatore. Manifestazione organizzata dalla Camera di commercio che aveva portato ben 30mila persone in quota.
GLI INDAGATI. L’avviso di conclusione delle indagini, nel quale si ricostruisce l’accaduto, è stato notificato a Riccardo Di Nicola, 24 anni, di Popoli ma residente a Pietranico, Fabrizio Di Giandomenico (23), popolese, residente ad Alanno, Ivan Di Giandomenico, anche lui di Popoli e residente ad Alanno, di 23 anni, i quali sono accusati di incendio in cooperazione colposa. Indagati, ma solo per favoreggiamento, Alessandro Venti, di Popoli, 21 anni, residente a Pietranico e Angelo Palmerini, 58 anni, di Pietranico che solo ora compare tra gli indagati. Il pm ha stralciato la posizione di altri giovani per i quali potrebbe essere richiesta l’archiviazione: Francesco Cavicchia, Martina Ciullo, Simone Di Benedetto, Mattia D’Orazio, Alessio Falone, Nicole Vagnoni, Luca Wlodarczyc, Ilaria Palmerini, Simone D’Orazio, Enrico Tiberio.
LE ACCUSE. Di Nicola e i due Di Giandomenico, secondo il pm, la sera del 4 agosto avevano allestito un campeggio abusivo a Fonte Macina nel comune di Castel del Monte. L’indomani, alle 13.20, avrebbero acceso la canalina per la cottura degli arrosticini «all’interno dell’area di campeggio in prossimità del furgoncino bianco». E così, per colpa, hanno provocato «un incendio generato da tizzoni ardenti caduti a terra».
Questo è successo con «grave danno, persistente ed esteso all’ambiente naturale e alle aree protette, «consistito nella distruzione di un’area naturale molto estesa, caratterizzata da notevole varietà e pregevolezza, stimabile in un milione 129mila 336 euro, con danno diretto al patrimonio forestale, mancato utilizzo dei pascoli nei 5 anni successivi, carbonio stoccato nelle superfici a pascolo e boscate».
L’ulteriore aggravante è quella di aver agito «nonostante la previsione dell’evento, consistita nell’aver acceso il fuoco in area non attrezzata per cuocere gli arrosticini pur avendo concretamente presente la connessione causale tra la violazione delle norme cautelari e il rischio di incendio in mancanza di presìdi per lo spegnimento del fuoco e di qualsivoglia precauzione o cautela». Quanto al favoreggiamento, sarebbe stato accertato che Palmerini «sottraeva la canalina in ferro da cui era scaturito l’incendio dall’area di insorgenza del fuoco e la nascondeva sotto la macchina di Venti». Quest’ultimo la trasportava «da Fonte Macina, luogo dell’incendio, fino a Brittoli (Pescara), distante circa 40 chilometri, dove la abbandonava lungo il margine della strada». Va ricordato che le fiamme, sospinte dal vento, arrivarono, addirittura, fino a Rigopiano nella provincia di Pescara. Il tutto per eludere le indagini.
Gli indagati, tramite i loro avvocati, hanno 20 giorni di tempo per fare le controdeduzioni alle accuse mosse dal pm Fabio Picuti. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Giuliano Milia del foro di Pescara, Peppino Polidori del Foro di Chieti e Ferdinando Paone del Foro dell’Aquila. Probabile che siano gli stessi indagati a chiedere di essere ascoltati per chiarire meglio le loro posizioni.
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