Rose rosse e blu in ricordo dei 4 tifosi

Tifosi aquilani a Sulmona per commemorare i ragazzi morti sporgendosi dal finestrino del pullman finito contro l’acquedotto
SULMONA. Un mazzo di rose rosse e blu in ricordo dei quattro giovani tifosi dell’Aquila calcio che morirono sotto l’acquedotto medievale di Sulmona. Era il 3 giugno del 1979 quando Maurizio Climastone di 18 anni, Paolo Centi di 16 anni, Carlo Dionisi e Carlo Risdonne di 15 morirono intrappolati tra il pullman e gli archi in pietra. Ieri i membri dell’associazione “L’Aquila me’, supporters trust” – come ogni anno – hanno reso omaggio a quelle giovani vittime. Questa volta, in virtù del quarantennale dalla morte dei giovani tifosi, la commemorazione proseguirà anche sabato all’Aquila con un gruppo di tifosi a cui si aggiungeranno alcuni familiari delle vittime. «Noi lo facciamo ogni anno questo ricordo», dice Marco Mancini, «ma in occasione del quarantennale volevamo fare qualcosa in più e per questo nel nome della memoria la commemorazione continuerà anche all’Aquila».
“Un’atroce fatalità, una morte tragica che spense il tripudio della loro giovinezza, per una vittoria che non videro”. È scritto così sulla lapide che è stata posta a piazza Garibaldi per ricordare i quattro ragazzi strappati alla vita, mentre sostenevano la loro squadra del cuore. Il 3 giugno di 40 anni fa era una giornata particolare per lo sport e i tifosi aquilani. La squadra rossoblù dopo dieci anni si giocava la possibilità di tornare in serie C nello spareggio promozione contro l’Avigliano.
Molti tifosi partirono con mezzi propri e pullman per recarsi a Cassino, teatro di scena della gara unica per l’accesso tra i professionisti. Alcuni decisero di transitare con gli autobus dentro Sulmona. Il primo passò senza problemi tra gli archi dell’acquedotto. A seguire si verificò un fuori programma che nessuno poteva prevedere. Un pullman si fermò all’improvviso perché quattro ragazzi, esposti dal finestrino e con la visuale coperta dalle bandiere, rimasero intrappolati tra uno dei pilastri dell’acquedotto e il mezzo che li trasportava. Tre morirono sul colpo, mentre il quarto qualche giorno dopo. La partita passò in secondo piano e quello resta il giorno della tragedia per i tifosi aquilani.
«La nostra associazione non dimentica chi, al seguito dei nostri colori, ha avuto tragicamente e prematuramente troncata la propria vita», aggiunge Amerigo Angelini, «questa resta per noi una data da ricordare». I supporter aquilani, sciarpe rossoblù al collo, si sono dati appuntamento ieri alle 17 al parcheggio alle spalle della curva Sud dello stadio Gran Sasso d’Italia all’Aquila e un’oretta dopo si sono incontrati con alcuni esponenti ultrà del Sulmona e dell’Asd Ovidiana, che hanno partecipato alla commemorazione. «Un momento toccante che non potevamo non rivivere», raccontano mentre guardano la lapide Amerigo e Marco. «Del resto, il loro ricordo rivive e si rinsalda grazie anche a queste iniziative». (f.p.)
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