Rugby, bandiera bianca tra rimpianti e amarezza

La città assiste con sgomento al passaggio di consegne dalla “Club” all’Unione Ghizzoni: «I debiti del passato hanno pesato, non è bastata la gestione oculata»
L’AQUILA. Dopo solo quattro stagioni L’Aquila Rugby Club getta la spugna e passa, virtualmente, l’ovale all’Unione rugby L’Aquila, sodalizio presieduto da Gian Paolo de Rubeis e costituito da Gran Sasso, Polisportiva L’Aquila, Vecchie Fiamme e L’Aquila neroverde. È acceso il dibattito in città su quello che poteva essere e non è stato, sulla fine dolorosa di un club che, nato nel 2014, sembrava destinato a riportare il capoluogo d’Abruzzo ai vertici del movimento nazionale. Ecco una carrellata di opinioni, tra amarezza e rimpianti.
IL CAPITANO. «È una rinuncia che fa male», commenta il capitano neroverde Carlo Cerasoli. «Sono però orgoglioso di aver guidato un gruppo di ragazzi splendido, che ha sempre lottato, nonostante le difficoltà, con impegno e serietà». Cerasoli, cresciuto nel vivaio aquilano, è passato nel 2009 alle Fiamme Oro dove, fino al 2013, ha contribuito all’ascesa della formazione della Polizia di Stato, poi un campionato in C1 con la Polisportiva L’Aquila e nel 2016 l’approdo nella Rugby Club. «Ringrazierò sempre Vincenzo Troiani e Pierpaolo Rotilio per questi due anni», sostiene emozionato il seconda/terza linea classe 1984. «Ho trovato nei compagni di squadra lo stesso spirito e il senso di appartenenza della tragica stagione 2008-2009, dove sono state affrontate le tante problematiche del sisma e il dolore per la scomparsa di “Ciccio” Sebastiani. Tra i ricordi piacevoli sicuramente la partita giocata contro il Cus Genova davanti a 6.000 spettatori per il rugby day, mentre tra quelli amari la sconfitta nella finale promozione contro i Medicei. Il mio futuro lo vedo lontano dai campi, ma faccio gli auguri alla nuova società e a Milani, con cui ho giocato e che ha le capacità per fare bene anche da tecnico».
LE VECCHIE GLORIE. Nel corso della stagione il sodalizio aquilano è stato sostenuto anche dall’associazione “Gente di rugby” che comprende tante glorie del passato. «A sostegno della gestione oculata del presidente Fulvio Angelini e dei soci, che hanno lavorato bene e duramente», afferma il “mito” Serafino Ghizzoni, che ha vestito per 24 stagioni la maglia neroverde e per 10 anni quella dell’Italrugby, «abbiamo dato un contributo per provare a salvare il club, ma i numeri non sono bastati per garantire il futuro e i debiti del passato hanno allontanato sponsor e imprenditori. L’ultima stagione ha però dimostrato che con serietà i conti tornano». Belle parole per il nuovo soggetto che giocherà in serie A. «Quando si parla di rugby bisogna apprezzare tutti gli sforzi», conferma l’ex trequarti che ha conquistato tre scudetti nel 1981, 1982 e nel 1994, «quindi ben venga ogni iniziativa per il bene del rugby». Dello stesso parere Carlo Caione. «Il dispiacere è grande», dice l’ex capitano e componente del comitato dei garanti. «Sapevamo le difficoltà della società, abbiamo dato aiuti concreti che purtroppo non sono bastati a evitare il triste epilogo». Amareggiato anche il manager della Nazionale Gino Troiani, protagonista dell’ultimo scudetto. «Il rugby non finisce, all’Aquila», afferma Troiani che con la maglia azzurra ha disputato 47 incontri ufficiali segnando 294 punti, «che sarà rappresentata in serie A dall’Unione e negli altri campionati da realtà importanti. Rimane comunque una brutta pagina e l’analogo caso nel calcio impone una riflessione sul percorso dello sport cittadino, che ottiene buoni risultati giovanili ma poi soffre in ambito seniores». Un duro colpo anche per l’ex tallonatore azzurro Carlo Festuccia. «Sono profondamente amareggiato per la rinuncia», dice l’allenatore degli avanti di Reggio Emilia. «Mi auguro che gli errori del passato possano essere corretti per riportare L’Aquila nel posto che merita nel panorama italiano. Faccio il mio in bocca al lupo all’Unione, soprattutto ai tecnici D’Antonio, Milani e ai preparatori Pietropaoli e Milanese che conosco bene».
LA POLITICA. Il presidente del consiglio comunale Roberto Tinari ringrazia gli atleti, lo staff tecnico, i medici, i dirigenti, il capitano e i tifosi che hanno seguito la squadra per la volontà, la caparbietà e la passione. Cessare l’attività e rinunciare al campionato rappresenta una sconfitta per l’intera città, ma il grande patrimonio tecnico, sportivo e di esperienze non può e non dev’essere disperso. Termina la società, ma non la squadra. Alla nuova società e a tutte le squadre dell’Aquilano va il più sentito in bocca al lupo».
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