Rugby, la nuova società: «Vogliamo L’Aquila ai livelli che le competono»

31 Maggio 2018

L’AQUILA. La nuova società di rugby che sta nascendo – anche se in pratica è tutto già fatto – e che giocherà nel prossimo campionato di serie A, si presenta con numeri eccezionali: 600 tesserati,...

L’AQUILA. La nuova società di rugby che sta nascendo – anche se in pratica è tutto già fatto – e che giocherà nel prossimo campionato di serie A, si presenta con numeri eccezionali: 600 tesserati, che collocherà il nuovo soggetto tra le prime tre, se non addirittura due, società d’Italia per numero di atleti iscritti. Ma qual è lo scopo di questa unione? E perché è nata? A questa domanda rispondono Vincenzo De Masi, presidente della Polisportiva L’Aquila Rugby (quella storica), serie C e settore giovanile; Francesco Aloisio, presidente dell’Aquila Neroverde rugby a 13; Carlo Stefanucci, presidente delle Vecchie Fiamme Old Rugby e touch. Ma, soprattutto, Francesco Anibaldi, attuale direttore generale della Gran Sasso Rugby, che milita nel campionato di serie A.
E proprio grazie all’ingresso della Gran Sasso – il cui settore giovanile è stato curato sempre dal Sambuceto Rugby, di Antonio Angelone –, il nuovo soggetto rugbistico aquilano partirà direttamente da quella categoria, il secondo campionato più importante d’Italia, dopo l’Eccellenza. E loro saranno sicuramente tra i primi quattro dirigenti della nuova società, ai quali ne verranno affiancati altri.
«Il progetto ha tre aspetti: 1) verticale (da 6 anni fino al massimo dell’età); 2) sostenibile (mutuo aiuto, anche e soprattutto tra i quattro club, che non hanno un centesimo di debito); 3) inclusivo, nel senso che chiunque abbia l’intenzione di entrare a far parte del sodalizio, lo potrà fare», sostengono i quattro dirigenti. «Non c’è nessuna preclusione. Quando abbiamo avviato l’idea del progetto, abbiamo chiamato tutti. Alcune non hanno risposto (come L’Aquila Rugby Club e il Paganica, ndr), altre, come la Rugby Experience, hanno spiegato le loro ragioni al presidente del Comitato regionale Giorgio Morelli e ne abbiamo preso atto. Il nostro scopo», proseguono i dirigenti, «è di costituire un bacino quasi unico in Abruzzo, un punto di riferimento per tutte le società. Qual è il vantaggio? Che non ci sarà più bisogno, come è successo lo scorso anno con L’Aquila Rc, che per poter disputare il campionato di serie A è stata costretta a chiedere giocatori a noi e ad altre società, ma con la costituzione del nuovo soggetto, tutti gli Under 18 potranno passare automaticamente in serie A. Ma non solo», sottolineano i quattro dirigenti, «perché l’aspetto più importante è che tutti i ragazzi che giocano con le società di serie C – che finora non avevano prospettive, se non cambiare società – si tesserano con il nostro nuovo club con la prospettiva di giocare in serie A. E gli aquilani bravi li faremo giocare con noi. Perché devono andare a Calvisano o altrove? Come accadeva una volta con la “vera” L’Aquila Rugby». Basti ricordare i vari Mascioletti, Ghizzoni, i fratelli Di Cola, le due dinastie dei Di Carlo (il più famoso Fulvio), Ponzi, Colella, Trippitelli, Perugini, Onofri, Troiani. Ma solo per citarne alcuni. «È quello che vogliamo ricostruire con tutte le nostre forze. È questo lo scopo ed è questo il perché», concludono De Masi, Aloisio, Stefanucci e Anibaldi, «riportare L’Aquila nel ruolo che le compete». Qualcuno si pone il problema che ai nastri di partenza del campionato 2018/19 di serie A possano esserci due L’Aquila. Ma, ad oggi, una ci sarà certamente: il nuovo soggetto, forte di 600 tesserati, di una squadra pronta e senza debiti. L’altra, la Rc, deve far fronte minimo a quasi un milione di buco.
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