Salvi i posti di lavoro delle telefoniste 3G Ma paghe da tagliare

Fino a dicembre scongiurati 200 esuberi nel call center Trovata un’intesa su nuovi contratti di solidarietà
SULMONA. Scongiurati i licenziamenti dei 200 operatori telefonici della 3G (in maggioranza donne), che riceveranno però buste paga più leggere. I sindacati hanno dovuto cedere all’aut aut dell’azienda sull’innalzamento della soglia dei contratti di solidarietà per evitare i 200 esuberi annunciati dal call center nelle sedi di Sulmona e Campobasso. Dopo un’intera giornata di trattative è arrivata la firma congiunta su un accordo sperimentale fino al prossimo 31 dicembre. Il verbale prevede una solidarietà che viaggerà su una media del 30 per cento e senza poter superare il 35; il 25 per cento delle somme che viene erogato all’azienda sarà girato ai lavoratori, come previsto in precedenza. Ora bisognerà far digerire le novità ai lavoratori, che nelle ultime assemblee avevano detto di non volerne sapere di contratti di solidarietà differenziata e spalmata sui diversi servizi. Nelle riunioni indette dalla Ugl ed aperte a tutto il personale la stragrande maggioranza dei presenti (circa il 90%) aveva bocciato il documento firmato il primo luglio a Roma sulla solidarietà ampliata e differenziata. Era stata giudicata inaccettabile, in particolar modo, la volontà di estendere fino al 38% la percentuale individuale dei contratti di solidarietà con la possibilità da parte dell’azienda di utilizzare tale misura anche per singoli servizi. Dopo ore di trattative, in cui l’azienda si è mostrata piuttosto ferma sulle sue posizioni, le parti sociali sono riuscite a strappare una media dei contratti di solidarietà al 30%, con tetto massimo del 35, per incidere meno sugli stipendi dei lavoratori.
«Non è stato semplice» interviene Antonio De Simone, Fistel Cisl «siamo stati un’intera giornata a trattare con l’azienda che non intendeva scendere al di sotto della percentuale del 38. Poi siamo giunti unitariamente con Cgil, Cisl, Uil e Ugl a un accordo sperimentale fino al 31 dicembre». Visto il percorso di stabilizzazione avviato dal call center sulmonese negli anni scorsi, la normativa avrebbe dovuto dare una decisiva boccata di ossigeno all’azienda e ai circa 400 dipendenti in contratto di solidarietà. Regime che prevede la diminuzione delle ore di lavoro agli operatori e di conseguenza stipendi più bassi, mantenendo almeno salvi contributi e tfr. Solo a settembre del 2011 l’azienda non aveva rinnovato i contratti a tempo determinato a 90 operatori, in gran parte giovani e donne, per i quali una stabilizzazione lavorativa sembra sempre più una chimera.
Federica Pantano
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