San Cosimo base militare Tempi lunghi per l’Ingv

Il sito, con l’annesso deposito di munizioni, non è stato mai dismesso dall’esercito Percorso in salita per riconvertire la struttura in un centro di Protezione civile
SULMONA. Non sembra percorribile, almeno non in tempi breve, l’ipotesi di trasformare la base militare di monte San Cosimo in centro nazionale della Protezione civile e centro strategico dell’Ingv. La proposta era stata lanciata giorni fa dall’assessore regionale Andrea Gerosolimo, confortato anche dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso, nell’incontro pubblico a Sulmona con il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio.
Un percorso, quello indicato nell’incontro, che si annuncia tutto in salita. Come ben si evince dalla presenza nella base militare di soldati armati, che presidiano costantemente l’ingresso intimando a chi prova ad avvicinarsi alla porta carraia di allontanarsi immediatamente dalla zona. Eppure da anni si parla di sito dismesso, di ex deposito militare, in realtà la base è ancora in piena attività.
In essa, infatti, prestano servizio una quindicina di militari e impiegati civili dipendenti del ministero della Difesa. E una targa all’ingresso ricorda che in quella base ha sede il “10° centro di rifornimenti e mantenimento deposito munizioni”. Una targa in marmo, lucida e ben curata. Non esiste segno di dismissione, ma al contrario nella base continua una fervente attività con camionette che percorrono costantemente il lungo viale che conduce agli edifici e ai capannoni che custodiscono da sempre le armi e le munizioni dell’esercito.
Controlli marcati anche nelle gallerie sotterranee sul cui utilizzo da anni circolano inquietanti interrogativi. In più circostanze gli ambientalisti, e non solo loro, hanno infatti affermato, senza girarci troppo intorno, che nelle viscere di monte San Cosimo si nasconderebbe un deposito di scorie nucleari. Ipotesi smentite, ma solo in sporadiche occasioni, da qualche parlamentare di turno. Nulla di più. Anche perché sulla vicenda è stato sempre imposto il segreto militare.
Dunque, per tornare alla proposta, l’iter per una eventuale riconversione della base- si annuncia piuttosto tortuoso. Tra dismissione e riconversione della base militare per scopi civili, così come sono in molti a sostenere, passerebbero troppi anni.
Tempi lunghi che mal si conciliano con le urgenze evidenziate sia dai massimi dirigenti dell’Ingv, sia dai vertici della politica regionale che hanno individuato, a torto o a ragione, nella base di monte San Cosimo il fulcro del progetto strategico di prevenzione sismica per la Valle Peligna e per l’intero Centro Italia. Un problema che va affrontato con urgenza per capire se davvero si può lavorare per la sede decentrata della Protezione civile nazionale ai piedi di monte San Cosimo o se invece sarà necessario abbandonare l’idea e pensare da subito ad un’altra localizzazione.
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