Santa Croce, Colella denuncia la Regione alla Corte dei Conti

«Grave danno erariale procurato dall’ente a causa della negazione della proroga fino al nuovo bando» In ballo la concessione della sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro e il diritto a imbottigliare acqua
CANISTRO. Acqua della sorgente Sponga “persa” nel Liri, il patron della Santa Croce, Camillo Colella, intenzionato a portare la Regione Abruzzo davanti ai giudici della Corte dei Conti. Sulla lunga e tormentata telenovela che tiene i lavoratori in balìa delle onde, l'ex gestore sta per aprire un altro fronte di lotta. «L’acqua della sorgente di Canistro finisce nel fiume», accusa Colella, «valutiamo denuncia alla Corte dei Conti per il grave danno erariale procurato dalla Regione Abruzzo a causa della negazione della proroga fino alla definizione del nuovo bando per la concessione della sorgente Sant'Antonio Sponga di Canistro nei confronti della stessa società che manteneva il diritto a imbottigliare acqua minerale».
Colella contesta alla Regione di aver usato due pesi e due misure sulle concessioni scadute mettendo sul tavolo “la Gran Guizza, del gruppo San Benedetto, con la sorgente Valle Reale di Popoli (Pescara) e San Benedetto in Perillis (L’Aquila), da mesi in regime di proroga, anche con i termini scaduti, in attesa di evadere il nuovo bando. In questa situazione, complici i ritardi nella definizione della concessione di Canistro, assegnata provvisoriamente alla Norda», aggiunge l'imprenditore, «la preziosa acqua finisce da circa due anni nel fiume Liri». Il nuovo attacco di Colella è scattato dopo la richiesta di chiarimenti e integrazioni del progetto avanzata dalla Regione alla Norda. «Ora anche la Regione si accorge che ci sono problemi«, prosegue l'ex concessionario, «ed è costretta a intimare alla Norda di adeguarsi alle prescrizioni. Istanze che la Norda non potrà rispettare, mentre a noi, contrariamente a quanto fatto per la Gran Guizza, è stata negata la proroga. Questo no, secondo noi, ha causato un danno erariale e un danno economico all’impresa che perseguiamo penalmente e civilmente».
La storia inizia a fine 2015: la Regione, a seguito di un ricorso del Comune di Canistro, revoca la concessione alla Santa Croce, la società licenzia i 75 dipendenti e dà il via alla stagione di guerra. «La Regione», sottolinea Colella, «ha avuto un atteggiamento persecutorio nei nostri confronti e poi ha indetto un nuovo bando con molte ombre e criticità. Il risultato prevedibile è stato che l’acqua minerale della Sant’Antonio Sponga, una delle migliori d’Italia, non viene più imbottigliata, e da oltre due anni si perde nel fiume Liri, i lavoratori restano disoccupati, l’erario non incassa più oneri, la nuova attività industriale è ancora all’anno zero». Per Colella, tutto ciò ha provocato «un danno enorme alla collettività: qualcuno dovrà risponderne penalmente e pecuniariamente. A Canistro è accaduto l’opposto che avrebbe dovuto garantire la buona politica», chiosa Colella, «ovvero far tesoro delle sue risorse, creare ricchezza e collaborare in modo fecondo con gli imprenditori che decidono di investire nel territorio». (m.s.)
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