Santa Croce, rigettato l’appello
Il Consiglio di Stato dà ragione al Comune e boccia l’imprenditore Colella
CANISTRO. Il Consiglio di Stato rigetta l’appello di Colella e quindi il primo bando vinto dalla Santa Croce era illegittimo. È quanto emerge, a questo punto, nell'intricata vicenda della Santa Croce a cui si aggiunge un altro tassello importante che chiude almeno un fronte dei numerosi conflitti in atto. La sentenza è relativa al primo ricorso presentato nel maggio 2015 dal Comune di Canistro contro la Regione, con cui era stato impugnato il bando per la concessione della sorgente per chiedere l’annullamento. Nel procedimento era intervenuta la Sorgente Santa Croce spa al fianco della Regione per difendere la validità della gara che, nel frattempo, era stata aggiudicata proprio all’imprenditore molisano. A gennaio 2016 il Tar aveva accolto le richieste del Comune e condannato la Regione che aveva preso atto della sconfitta.
La Santa Croce spa aveva invece fatto ricorso al Consiglio di Stato. La tesi del Comune, difeso dagli avvocati Salvatore Braghini, Renzo Lancia e Domenico Naso, è stata confermata e quindi in quella gara c’erano dei vizi nel bando. Al Consiglio di Stato c’è ancora l’appello presentato dalla Santa Croce spa e dalla Italiana Beverage srl contro la seconda sentenza del Tar. Il Tribunale amministrativo aveva giudicato inammissibile il ricorso presentato dal gruppo Colella contro il nuovo bando pubblicato dalla Regione il 24 ottobre 2016, la cui gara è stata aggiudicata alla Norda spa il 21 marzo scorso. «La sentenza del Tar oggi confermata in appello», affermano il sindaco Angelo Di Paolo, l’assessore Ugo Buffone e gli avvocati, «dimostra che non esiste alcun disegno criminoso che vede alleati il Comune di Canistro e la Regione contro Colella. La sentenza conferma, poi, tutte le ragioni sostenute dal Comune sulla illegittimità del primo bando, che, non indicando il limite dello sfruttamento della sorgente, avrebbe consentito all’impresa aggiudicataria (la Santa Croce) uno sfruttamento delle acque minerali fino a 300 litri al secondo e ciò senza alcun controllo sull’incidenza ambientale». (p.g.)
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