Santa Maria Paganica tra arbusti e teli strappati

La vista dal loggiato del palazzo rinato svela le ferite della chiesa ancora al palo Risorse parziali, progetto da valutare, burocrazia: ecco perché il restauro è fermo
L’AQUILA. Dalle ampie finestre spalancate, una chiara luce di fine estate si posa sui marmi settecenteschi della pavimentazione e sugli affreschi recuperati che impreziosiscono gli alti soffitti di palazzo Ardinghelli. La stessa luce illumina, appena oltre quei vetri, la facciata laterale di Santa Maria Paganica, mettendone a nudo le innumerevoli crepe e riflettendosi sull’intelaiatura di metallo che sostituisce la copertura. È l’altra faccia della ricostruzione: quella che ricorda che tanta bellezza non è scontata, ma è figlia di un dolore straziante, e che il terremoto, undici anni dopo, ancora non può essere dimenticato. «Ci ho pensato ogni volta che venivo qui per vedere l’avanzare del restauro del palazzo», confessa l’architetto del Segretariato regionale ai beni culturali e direttore dei lavori della chiesa, Augusto Ciciotti, fermandosi con lo sguardo sulle pietre bianche della facciata della nuova sede del Maxxi e poi sui tubi Innocenti dell’edificio religioso. «Dobbiamo stringere i tempi, abbiamo l’obbligo morale di impegnarci. Intanto, nel giro di qualche giorno, convocheremo una riunione con tutti i soggetti istituzionali per affrontare la questione».
Certo è che la matassa da sciogliere per dare il via ai lavori della chiesa è piuttosto intricata. In primis i fondi. Per i lavori servirebbero circa 15-20 milioni. «Una parte del finanziamento c’è», assicura l’architetto. «Parliamo di circa 5 milioni lordi». Il segretario ai beni culturali, Stefano D’Amico, infatti, ha ottenuto dalla Curia la rimodulazione del finanziamento da 30 milioni previsto dal Fondo di sviluppo e coesione per il centro storico. La ripartizione originaria prevedeva che 25 milioni andassero alla cattedrale e 5 alle mura, in seguito sono stati stornati 5 dei 25 milioni destinati al Duomo in favore della chiesa. «Con questi fondi si può individuare una porzione della chiesa, un primo lotto, dove cominciare interventi definitivi», dice Ciciotti. «Per il resto dei finanziamenti non abbiamo certezze, purtroppo». Prima di dare avvio alle opere bisogna però redigere un progetto definitivo. «Esiste già un progetto predisposto dalla parrocchia che dovremo valutare», spiega l’architetto, «per decidere se è considerabile esecutivo, se è valido e attuale». Si tratta di un progetto, firmato dalla diocesi, proprietaria dell’edificio, insieme a un gruppo di progettisti non aquilani precedente alla norma dell’agosto 2015 che stabilisce che anche le chiese devono essere equiparate a edifici pubblici. Un successivo parere dell’Avvocatura di Stato stabilisce tuttavia che la norma può essere bypassata per i progetti presentati e dotati di una fattibilità tecnica e finanziaria. Questo permetterebbe forse di accelerare i tempi della ricostruzione di uno degli edifici che più di altri porta i segni del sisma e del tempo. «Tempi che purtroppo», conclude Ciciotti, «sono ancora lunghi».(m.c.)
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