Santoro, abbraccio tra le lacrime «Lascio un popolo fiero, grazie»

Emozioni e 14 anni di ricordi in una partecipata cerimonia, un pensiero speciale alle vittime del Velino «Riempio la mia memoria con le immagini di sguardi e incontri avuti lungo le strade dei nostri paesi»
AVEZZANO. Cita “Alice nel paese delle meraviglie”, il film “Il profumo del mosto selvatico” e “Vino e pane” di Ignazio Silone. Ricorda Tonino Durante, Valeria Mella, Gianmarco Degni e Gian Mauro Frabotta che hanno perso la vita sul Velino. Parla della crisi economica e del dramma per l’assenza del lavoro. Si sofferma sulla pandemia. E poi si guarda intorno più volte, come a voler immortalare un momento unico. Il saluto del vescovo Pietro Santoro alla sua Marsica è partecipato, ricco di emozioni. Perché non è semplice celebrare una messa in cattedrale con la quale saluta un popolo che ha guidato per 14 lunghi anni. E lo ribadisce anche durante l’omelia, stretto dall’abbraccio fraterno dei sacerdoti della diocesi, dei diaconi e delle suore, dalla presenza dei rappresentanti istituzionali e delle forze dell’ordine. E, ancora, dei membri della pastorale giovanile, dei rappresentanti delle confraternite, dell’Azione cattolica, degli scout e di tanti, tantissimi fedeli. Monsignor Santoro ringrazia con sguardo commosso. «Grazie: è l’unico pensiero riassuntivo del mio cuore», afferma il vescovo originario di San Salvo, «abbiamo attraversato insieme un periodo caratterizzato da episodi che hanno inciso sulla nostra vita, non ultimo la fase più acuta della pandemia. La terra marsicana, con i suoi sacerdoti e diaconi, con le autorità civili e militari, con le forze imprenditoriali, con i suoi volontari, con le sue aggregazioni laicali, ha saputo sentirsi popolo non abbandonato. Popolo fiero della sua storia e della sua anima. È dentro questo orizzonte che colgo la mia memoria e non voglio isolarla. La riempio con le immagini degli sguardi e degli incontri che abbiamo avuto lungo le strade dei nostri paesi e intorno alla mensa del Signore. Un incontro non si sceglie ma si prende come un destino». Il vescovo spiega di non voler fare bilanci perché «la Chiesa non è un’azienda e il vescovo non è un amministratore delegato». Poi cita la regina di cuori della favola “Alice nel paese delle meraviglie”, la quale «ordina che prima venga pronunciata la sentenza e poi si ricostruiscano i fatti»; ricorda «l’abbraccio corale a Tonino, Gianmarco, Gian Mauro e Valeria, una metafora del volto di bellezza della gente marsicana. Un volto dal quale dobbiamo ripartire per coltivare una nuova stagione della terra, di speranza, di futuro». E poi, ancora, fa riferimento a Silone che nel libro “Vino e pane” ammonisce: «In tempi tormentati diventa urgente salvare il seme».
«Nel film “Il profumo del mosto selvatico” il ceppo originario del vigneto rimane intatto mentre tutto brucia», conclude, «questo ceppo verde fa rinascere la speranza di percorrere con volti nuovi il cammino della vita».
Quando il lungo applauso della cattedrale lo avvolge, Santoro non riesce a trattenere le lacrime e si volta verso i confratelli che lo accolgono con sguardi pieni di gratitudine.
«È stato il pastore dei giovani in un paese in cui troppo spesso ci si dimentica dei ragazzi», precisa Domenico Di Berardino, sindaco facente funzione, «questa vicinanza è stata di enorme conforto in questi anni di crisi profonda. Avezzano e la Marsica le testimoniano affetto».
Cita la poesia di Nazim Hikmet “Il più bello dei nostri mari”, che proprio Santoro lesse il giorno del suo arrivo ad Avezzano nel 2007, don Antonio Allegritti, parroco di San Pelino, e lo saluta con la voce rotta dall’emozione: «Si senta abbracciato da ognuno di noi con lo stesso valore che ha dato a noi nell’abbraccio dell’ordinazione. Ci sia pace nel tuo cuore vescovo Pietro».
A testimoniare la vicinanza ai giovani, l’équipe di Pastorale giovanile grida un «ti vogliamo bene» e lo accoglie all’ingresso in sagrestia con cori da stadio e applausi. E il vescovo Pietro, sorridente, guarda tutti e dice solo «grazie», tra una carezza a un’anziana e un abbraccio a un ragazzo che ha visto crescere.
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