Santoro: una chiesa umile non dimentica la tragedia
Oltre duemila fedeli alla messa in cattedrale con il neo-cardinale Menichelli «La Marsica non chiede privilegi, ma non vuole diventare periferia ignorata»
AVEZZANO. Una piccola fiamma che si riaccende dopo 100 anni è il simbolo della speranza per il popolo marsicano. Quel cero ritrovato dove un tempo sorgeva la chiesa di San Nicola è stato affidato nelle mani del vescovo dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, che durante la messa di commemorazione delle vittime del terremoto che nel 1915 distrusse la Marsica, lo ha riacceso come linfa vitale per tutto il territorio. Il coraggio e la speranza che dimostrarono i tanti marsicani all'indomani del tragico sisma sono stati i fili conduttori della celebrazione.
In piedi, in ginocchio, seduti sui banchi o sugli scalini. I fedeli di tutta la Marsica hanno riempito la cattedrale in segno di vicinanza e partecipazione a questo drammatico lutto che si rinnova.
«Il 13 gennaio 1915 una fredda e gelida mattina d'inverno, nelle case i gesti di sempre, nelle chiese si celebra l’eucarestia», ha detto il vescovo Santoro, durante l’omelia, «una scossa devastante alle 7.52. La Marsica è un’immensa tomba. Antonio Scarfoglio scrisse sul Mattino che tutta la terra dei Marsi era morta per sempre. Quei nomi carissimi li vorrei pronunciare uno a uno per non rimanere dentro le fredde statistiche. Il miracolo della fede è lo stesso che viene dal dolore condiviso».
Alla celebrazione hanno preso parte tutti i sacerdoti della diocesi dei Marsi e i seminaristi del pontificio San Pio X di Chieti. In segno di fratellanza con il popolo marsicano sono arrivati in cattedrale anche il cardinale Edoardo Menichelli, da poco ordinato da papa Francesco, il vescovo dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, l’emerito Giuseppe Molinari, il vescovo di Ascoli Piceno, Giovanni D’Ercole, l’arcivescovo di Chieti Bruno Forte, di Pescara, Tommaso Valentinetti, di Lanciano Emidio Cipollone, il vescovo di Sora, Gerardo Antonazzo, di Terni, Giuseppe Piemontese, di Campobasso Giancarlo Maria Bregantini, e monsignor Gino Cilli del seminario regionale. Tutti con l’abito viola a suffragio dei tanti morti nel terremoto che colpì Avezzano e la Marsica intera.
Monsignor Santoro non ha potuto poi fare a meno di ricordare i tanti confratelli morti durante il sisma, 24 sacerdoti, e poi suore, laici, rappresentanti dell’azione cattolica e delle confraternite. «Se Dio ci salva soffrendo e perché non si può amare che soffrendo», ha continuato Santoro, «la speranza si incarnò nel volto del mio predecessore Pio Bagnoli, in quello di San Luigi Orione e di San Luigi Guanella».
Rivolgendosi all’assemblea, dove sedevano oltre 2mila fedeli, numerosi rappresentanti istituzionali, esponenti delle associazioni religiose, delle confraternite e delle Protezioni civili del territorio, ha parlato del nuovo terremoto della Marsica: la mancanza di lavoro.
«L’ho detto e lo dirò, la Marsica non chiede privilegi, ma un patrimonio da valorizzare», ha concluso il prelato. La funzione, animata dal coro della cattedrale, è andata avanti nel raccoglimento e nella preghiera come chiesto dai sacerdoti nel rispetto delle tante vittime. Alla fine della celebrazione il vescovo dei Marsi ha ringraziato tutti i presenti, in particolar modo il neo cardinale Menichelli, al quale la cattedrale ha riservato un caloroso applauso. Subito dopo la benedizione finale Santoro ha lanciato un messaggio fuori le righe aggiungendo alla formula di rito per congedare l’assemblea: «La gioia del Signore sia la vostra forza», un simbolico “coraggio”.
Eleonora Berardinetti
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