Satellite made in Abruzzo, primi scatti dallo spazio

È in orbita Sentinel, prodotto anche dalla Thales Alenia Space dell’Aquila. Le foto mostrano dettagli straordinari dei ghiacciai in Antartide e inquinamento in Arabia e Brema
L’AQUILA. Dettagli straordinari e dati sull’inquinamento. Il ghiacciaio Thwaites in Antartide, la Terra del Fuoco in Sudamerica e la città di Brema, in Germania, dove è in corso il Consiglio ministeriale che definirà finanziamenti e obiettivi dell’Esa, per il prossimo triennio. L’Agenzia spaziale europea ha diffuso le prime immagini ad alta risoluzione dei satelliti Sentinel-1D e Sentinel-5A del programma Copernicus dell’Unione europea hanno iniziato a osservare la Terra. Al programma europeo ha partecipato anche lo stabilimento Thales Alenia Space dell’Aquila, con le linee di produzione delle unità elettroniche e dei moduli di trasmissione e ricezione dei radar. Le immagini che arrivano dallo spazio mostrano tutta la fragilità dei ghiacciai, sentinelle del cambiamento climatico in atto. In orbita dal 4 novembre scorso, Sentinel-1D è in grado di monitorare il pianeta di giorno e di notte, in qualsiasi condizione meteo, ed è specializzato nella raccolta di dati sull’inquinamento e sullo strato di ozono. Le prime immagini mostrano l’inquinamento da biossido di azoto nella penisola arabica, le emissioni di anidride solforosa dal vulcano Klyuchevskaya in Russia, le emissioni di formaldeide in Africa e il buco dell’ozono sull’Antartide.
Sentinel-1D, in particolare, è particolarmente indicato per il monitoraggio continuo di ghiacciai e delle regioni polari perché è dotato di sistemi radar che, a differenza dei tradizionali sistemi ottici, riescono a guardare sotto le nuvole e permettono di misurare l’altezza delle piattaforme di ghiaccio, in modo da monitorarne il volume e i suoi cambiamenti. Satelliti che forniscono dati preziosi sull'assottigliamento dei ghiacciai antartici e sul loro ritiro. Secondo gli esperti, queste prime immagini sono già di ottima qualità, molto simili a quelle del gemello Sentinel-1C, lanciato a inizio dicembre 2024. La prima foto inviata da Sentinel-1D è in bianco e nero e mostra una parte della penisola dell’Antartide occidentale che si estende per 1.300 chilometri, detta Penisola Antartica: è una immensa distesa di ghiaccio che poggia su un gruppo di isole rocciose: il suo estremo è a soli mille chilometri dalla punta meridionale del Sud America. La penisola è una delle regioni più vulnerabili dell’intero continente.
Qui si osservano fenomeni come il collasso delle piattaforme di ghiaccio, l’assottigliamento delle calotte e l’accelerazione dei ghiacciai, segnali inequivocabili dell’impatto del riscaldamento globale. L’immagine della Terra del Fuoco, la parte più meridionale del Sud America, tra Argentina e Cile, è stata ottenuta combinando diverse polarizzazioni radar, cioè emettendo e ricevendo onde elettromagnetiche con orientamenti diversi del campo elettrico. Il risultato è una mappa dai colori fortemente contrastanti: oceano e cime innevate appaiono in tonalità di blu, mentre le terre emerse emergono in varie tonalità di giallo. L’immagine acquisita da Sentinel-1D del ghiacciaio Thwaites è particolarmente significativa, perché si tratta di uno dei più instabili dell’Antartide e potrebbe collassare entro pochi anni. Per questo il Thwaites è anche soprannominato Ghiacciaio del Giorno del Giudizio: la sua scomparsa darebbe un potenziale contributo all’innalzamento del livello del mare.
La città della Germania, con le sue aree circostanti, è stata scansionata dal radar di Sentinel-1D il 7 novembre scorso. Anche in questo caso, l’immagine è il prodotto della sovrapposizione di dati acquisiti dal radar operando su diverse polarizzazioni. Le mappature sono state fatte sui canali rosso, verde e blu e restituiscono un’immagine con colori falsati. Questa tecnica serve a evidenziare, con colori vividi, i diversi tipi di copertura del suolo, come aree urbane, specchi d’acqua e campi coltivati. Le prime impressioni che emergono da queste immagini, in particolare quelle delle zone antartiche, arrivano pochi giorni dopo la conclusione della Cop30, in cui l’Organizzazione meteorologica mondiale ha pubblicato un aggiornamento preoccupante: tra ottobre 2023 e settembre 2024 i ghiacciai hanno perso la maggiore quantità di ghiaccio mai registrata dal 1950, pari a 1,2 millimetri d’innalzamento del livello medio dei mari.
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