Scandalo Vaticano, tesoro di 2 milioni

Nuovi particolari sul sequestro di Celano. Il padre di Tirabassi: «Normali risparmi»
CELANO. Ceste di vimini colme di monete d’oro e d’argento e mazzi di soldi, circa 200mila euro, dentro la cassaforte.
Il Vaticano è ancora scosso per il tesoro da circa 2 milioni di euro ritrovato in un magazzino del Fucino e nella casa romana di Fabrizio Tirabassi, 55 anni, economo della Segreteria di Stato finito al centro dell’ultimo scandalo finanziario che sta facendo tremare la Santa Sede.
«Solo normali risparmi» si sarebbe giustificato davanti agli inquirenti Onofrio Tirabassi, padre 89enne del funzionario vaticano originario di Celano che aveva in uso il magazzino.
Secondo i pm di Papa Francesco, l’economo legato al cardinale Angelo Becciu è uno dei nomi principali dell’inchiesta su «un investimento immobiliare effettuato a Londra, con finalità speculative e finanziato, in parte, con somme di denaro nella disponibilità della Segreteria di Stato, da quelle possedute con vincolo di scopo per il sostentamento delle attività a finalità religiose e caritatevoli del Santo Padre». Ma monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa (la cassaforte del Vaticano) assicura che i soldi delle offerte destinati ai poveri non sono stati toccati dalle acrobazie finanziarie consumate in Vaticano.
Tirabassi avrebbe ricoperto una doppia veste, quella di economo vaticano da una parte e direttore finanziario di un’agenzia di broker dall’altra, che potrebbe essere all’origine dei suoi legami con alcuni uomini d’affari il cui operato è sotto la lente dei magistrati vaticani. Insieme al banchiere Enrico Grasso, al broker Raffaele Mincione e a monsignor Alberto Perlasca, l’ex economo della Segreteria di Stato dovrà rispondere di peculato, corruzione, abuso d’ufficio, estorsione, truffa, riciclaggio e auto riciclaggio.
L’inchiesta sarebbe partita dalla rivelazioni di fonti protette che gli inquirenti indicano come Alfa, Beta e Gamma. (f.d.m.)
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