Scarcerato l’ex rettore, Di Orio ai servizi sociali

21 Settembre 2019

Lavorerà per la comunità di Sant’Egidio e per la onlus “Veronica Gaia” Lo ha deciso la Sorveglianza. Deve scontare 30 mesi per induzione indebita

L’AQUILA. I giudici del tribunale di Sorveglianza di Roma hanno accolto la richiesta di scarcerazione, con il via libera a una pena alternativa, per l'ex rettore dell'Università dell'Aquila ed ex senatore, Ferdinando di Orio ,che era rinchiuso a Rebibbia dal 3 agosto.
Egli, infatti, deve scontare la condanna a due anni e sei mesi per il reato di induzione indebita nei confronti del professore dello stesso Ateneo Sergio Tiberti, suo coetaneo, con il quale in passato aveva buoni rapporti.
I difensori Mauro Catenacci, del Foro di Teramo e Guido Calvi, del Foro di Roma, confidavano in questa decisione.
«Il parere della Procura generale della Corte di Appello di Roma è stato favorevole», hanno detto dopo l’udienza, «il nostro assistito è provato da questa durissima esperienza ma nello stesso tempo motivato a condurre questa battaglia».
Nell'udienza, tenuta pochi giorni, fa era presente anche lo stesso ex rettore che ora è libero salvo alcune prescrizioni. Per di Orio, 71 anni, per una decina di anni a capo dell'Ateneo, l'arresto è scattato, pur essendo la pena inferiore ai tre anni, per la recente legge «spazzacorrotti», che per condanne legate a reati del genere, tecnicamente, prevede la detenzione in carcere anche per gli imputati con più di 70 anni, come era accaduto nei mesi scorsi all'ex governatore della Lombardia ed ex senatore, Roberto Formigoni.
In primo grado, l'ex rettore era stato condannato a tre anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici per aver indotto Tiberti, a consegnargli denaro non dovuto oltre a regali anche molto costosi per diverse decine di migliaia di euro.
Tra i due si è innescato un duro contenzioso giudiziario. In Appello la pena è stata ridotta a due anni e sei mesi per la prescrizione di alcuni reati, ma la Cassazione ha confermato la condanna giudicando inammissibile il ricorso presentato dall'ex rettore che dopo il verdetto di primo grado era stato sospeso dall'insegnamento di storia della Medicina e dallo stipendio per via della legge Severino.
La decisione, come prevede la legge, è stata comunicata direttamente all’interessato. I giudici hanno dato il via libera all’affidamento ai servizi sociali presso la comunità di Sant’Egidio a Roma che opera a sostegno dei poveri e per l’associazione “Veronica Gaia”, contro le depressioni giovanili, da lui fondata per onorare la memoria della figlia.
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