Scatenò l’inchiesta su Celano: telefonate con minacce di morte

La Procura dell’Aquila indaga: almeno tre le chiamate anonime al consigliere Calvino Cotturone Le segnalazioni dell’ex segretario del circolo Pd portarono agli arresti di Piccone e del sindaco Santilli
CELANO. Minacce di morte telefoniche al consigliere comunale d’opposizione Calvino Cotturone, dalle cui denunce ha avuto origine l’inchiesta sugli appalti al Comune di Celano. Sul caso sono in corso indagini coordinate dalla Procura dell’Aquila dopo una denuncia presentata proprio dall’ex segretario del circolo Pd, attuale capogruppo di “Per Celano”. Vicenda che risale ai mesi scorsi, ma trapelata solo ora. Sarebbero state almeno tre le chiamate anonime, e tutte dello stesso tenore, all’indirizzo del consigliere che segnalò i presunti illeciti che hanno portato agli arresti del sindaco Settimio Santilli e dell’ex parlamentare Filippo Piccone. Vicenda che ha avuto l’effetto di uno tsunami all’interno del Comune di Celano, con una vasta eco in tutto l’Abruzzo.
LE CARTE DELL’INCHIESTA
Perché le possibili ritorsioni nei confronti di Calvino Cotturone? Una spiegazioni la possono fornire gli atti dell’inchiesta ormai in mano a numerose persone più o meno coinvolte nella vicenda giudiziaria. «Il procedimento», così come riportato nell’ordinanza del febbraio dell’anno scorso, «trae origine dalle sommarie informazioni testimoniali rese innanzi al Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri in data 8 gennaio 2018 da Calvino Cotturone, segretario del Pd (all’epoca, ndc) e consigliere di opposizione, il quale ha riferito di avere presentato, unitamente ad altri colleghi, diversi esposti alla Procura di Avezzano in ordine a irregolarità da parte dell’amministrazione comunale di Celano, sia precedente che attuale, tese a favorire persone vicine agli amministratori, con evidente vantaggio economico per questi ultimi e conseguente consenso elettorale per i politici locali. In particolare, lo stesso ha riferito di avere incontrato il titolare di una ditta edile, nel pomeriggio di un giorno, all’inizio del 2017, in piazza IV Novembre a Celano, di fronte al bar Tequila. Questi gli aveva confidato di non riuscire ad avere incarichi dal Comune di Celano, mentre, in passato, ne aveva ottenuti diversi; precisando di essere riuscito ad ottenerli in cambio del pagamento di somme di danaro, appalti per lavori mai svolti, che, tuttavia, gli erano stati successivamente retribuiti in modo apparentemente regolare, facendo l’esempio della ritinteggiatura degli spogliatoi del vecchio campo Bonaldi. In quel caso, infatti, aveva fatturato un lavoro mai stato eseguito, ma che gli venne liquidato dal Comune».
COS’è ACCADUTO
Secondo gli investigatori, proprio in seguito alle segnalazioni di Cotturone, è stata «accertata la realizzazione da parte degli indagati di un vero e proprio sistema clientelare, che faceva capo a Piccone, il quale, nella sua segreteria, già domicilio parlamentare, era solito ricevere amministratori, tecnici, imprenditori, dipendenti comunali, privati cittadini in cerca di lavoro». Nell’ambito dell’inchiesta “Acqua fresca” i carabinieri hanno arrestato il sindaco Santilli, l’allora vicesindaco Filippo Piccone e altre sei persone tra imprenditori e tecnici: Angelo Valter Specchio (tecnico comunale), Luigi Aratari, Giampiero Attili (ex segretario comunale), Daniela Di Censo (dirigente), Livio Paris (tecnico comunale) e Goffredo Mascitti (imprenditore). Venticinque in tutto le misure restrittive. Dopo due mesi il Tribunale del riesame ha rimesso in libertà Santilli e Piccone. Alcuni capi d’imputazione nei loro confronti sono caduti. Giorni fa è saltata l’udienza davanti al gup del tribunale di Avezzano, Daria Lombardi, che doveva decidere sulle sorti degli imputati. La nuova data dell’udienza, slittata in seguito allo sciopero degli avvocati della Camera penale, è prevista per il 12 dicembre.
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