Scatta il piano sicurezza, due esperti in città

Il Comune si affida ai prefetti Di Ruocco e Savina per contrastare l’ultima ondata di violenza giovanile
AVEZZANO. Due ex prefetti ad Avezzano per lanciare il progetto sicurezza contro atti vandalici, episodi di violenza e non ultimo le baby gang. Fenomeni che, negli ultimi mesi, hanno suscitato malumori e preoccupazione tra gli avezzanesi. Determinato a restituire tranquillità a commercianti e cittadini, il Comune di Avezzano ha schierato in campo Amalia Di Ruocco, questore di Catanzaro prima della nomina di prefetto e Luigi Savina, prefetto e vice capo vicario della polizia di Stato dal 2016 al 2019. Ieri pomeriggio i due esperti di sicurezza hanno incontrato prima i rappresentanti degli istituti superiori della città nella sala consiliare del Comune di Avezzano e poi alcuni parroci nella Cattedrale nell’ambito di un incontro organizzato dal vicario del vescovo, don Adriano Principe. Il progetto dal titolo “Comunità coesa, città più sicura” è stato voluto dall’amministrazione comunale «per agire soprattutto sulla percezione della sicurezza in città, ma anche per non lasciare nulla di intentato nel contrastare episodi che possono creare allarme nella popolazione lavorando sull'educazione sui legami tra i giovanissimi e la città». Da Palazzo di città si vuole agire soprattutto sulle giovani generazioni, su fattori che possono generare rabbia, devianza e, infine, delinquenza. Aspetti che, per i due esperti, devono essere presi di petto anche raccogliendo la richiesta d’aiuto, palese o latente, che arriva da tanti minorenni. «Lo spazio sul quale operare è sicuramente quello della coesione sociale», ha detto Savina, distintosi nella lotta contro la mafia, «dobbiamo mettere insieme scuola, associazioni sportive e d’arma, terzo settore, anziani e parrocchie per coordinare le attività, ma senza invadere il campo delle forze dell’ordine. Dobbiamo fornire ai ragazzi esempi positivi, farli dialogare con chi gli può raccontare le cicatrici di una vita che ha preso la direzione drammatica dopo una serata sbagliata». «Abbiamo il dovere morale di fare gioco di squadra», ha aggiunto Di Ruocco che coordinerà tutta la fase operativa dell’iniziativa, «aiutando i più giovani a vivere bene con se stessi e con gli altri». All'incontro ha portato la sua testimonianza il professor Graziano Fabrizi, docente nel liceo scientifico di Montesilvano, che ha parlato del premio Borsellino. (f.d.m.)

