Scatta l’allarme inquinamento nei pozzi sotterranei del Fucino

Nel Fucino l’Arta ne ha controllati 16, sette dei quali non sono risultati in regola Problemi anche a Oricola, pericoli maggiori causati da mancata depurazione
AVEZZANO. La tutela della salute dei cittadini passa attraverso la lotta all’inquinamento delle acque. E nella Marsica non ce la passiamo bene. Notevole l’importanza delle Aziende regionali per la tutela dell’ambiente (Arta) preposte al monitoraggio delle acque sia superficiali (laghi, fiumi, torrenti) sia sotterranee (sorgenti, pozzi). Perché tali strutture possano svolgere al meglio la loro funzione, però, devono poter disporre di consistenti risorse umane e finanziarie. Dal rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) sulla condizione delle acque nel nostro Paese, pubblicato di recente, emerge una situazione tutt’altro che rassicurante. L’indagine è relativa al biennio 2013-2014 Riguardo alle acque superficiali, il primato dell’inquinamento, dovuto alla presenza di pesticidi, spetta all’Umbria con il 95%, seguono la Toscana (90,6%), l’Emilia Romagna (84,4%), il Lazio (80%) la Lombardia (78,5%).
In Abruzzo è di 4,6%, molto al di sotto della media nazionale (63,9%). Riguardo, invece, alle acque sotterranee, in testa c’è la Sicilia (76,6%), seguono il Friuli (68,8%) e la Lombardia (41,3%). L’Abruzzo è al 23,2%, al di sotto anche qui della media nazionale (31,7%). Dunque in Abruzzo nelle acque superficiali non c’è alcun superamento degli standard di qualità ambientale, mentre in quelle sotterranee il livello di contaminazione è superiore in otto punti, pari all’8,4% del totale.
Per quanto riguarda la Marsica, un quadro più esauriente delle condizioni delle acque sotterranee, si può avere attraverso i dati Arta relativi al quinquennio 2010-2014. Sono state controllate 12 sorgenti: otto riguardano i monti Simbruini ed Ernici, due ciascuno il Velino e il Sirente. Nessun punto del monitoraggio ha superato il limite del valore medio annuo, previsto dalla normativa. Lo stato chimico delle sorgenti monitorate è stato classificato “buono”, esente cioè da rischi. E questa è sicuramente una buona notizia. L’approvigionamento idrico della Marsica infatti avviene attraverso le sorgenti prese in esame. Ben diversa è la situazione per quanto riguarda la piana del Fucino e dell’Imele e la piana di Oricola.
Nella prima sono stati monitorati 16 pozzi. In sette è stato superato il limite previsto dalla legge per lo ione ammonio, che è dello 0,50mg/litro. L’ammonio nell’acqua è indicatore di un possibile inquinamento batterico da parte di scarichi fognari e allevamenti zootecnici. Nella piana di Oricola i pozzi controllati sono stati 11. Due hanno evidenziato un’alta concentrazione di cloruro, che non deve superare i 250 mg/litro, e un terzo di ione ammonio. Sia i corpi idrici della piana del Fucino e dell’Imele sia quelli della piana di Oricola sono stati classificati “scadenti”, cioè a rischio. Dunque nella Marsica, stando ai dati disponibili, il pericolo maggiore per la salute dei cittadini, più che dai pesticidi, il cui uso in agricoltura, secondo la Coldiretti, negli ultimi 10 anni si è dimezzato, è rappresentato dalla mancata depurazione delle acque. Un problema che Comuni e Consorzio acquedottistico devono risolvere. E alla svelta. Non va dimenticato che l’acqua dei pozzi nel Fucino viene utilizzata per l’irrigazione. Inoltre l’Arta va messa in condizione di analizzare, se non proprio tutti i pesticidi messi in commercio, almeno alcuni tra i più diffusi, come il glifosato (un erbicida) e i suoi derivati. «Cosa che finora», lamenta il direttore tecnico dell’Arta, Giovanni Damiani, «non abbiamo potuto fare perché non disponiamo della strumentazione necessaria, né possiamo acquistarla a causa del taglio dei fondi».
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