Scatta la sospensione della Asl per quattro infermieri “no vax”

23 Novembre 2021

Il provvedimento adottato dopo una serie di verifiche del Dipartimento di prevenzione e sicurezza I dipendenti resteranno senza stipendio o altro compenso fino alla fine dello stato di emergenza

L’AQUILA. L’Asl ha sospeso dall’attività lavorativa quattro infermieri non vaccinati.
Il provvedimento, pubblicato ieri sull’albo pretorio dell’Azienda sanitaria, è datato 19 novembre ed è diventato effettivo dal giorno successivo, «fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza», si legge nel provvedimento, «fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021». I quattro dipendenti, di cui non compare il nome per motivi di riservatezza, sono qualificati come infermieri professionali e per tutta la durata della sospensione non riceveranno la retribuzione o altro compenso o emolumento. La delibera dell’Asl, adottata dal direttore generale Ferdinando Romano, richiama le indicazioni nazionali ed è arrivata dopo una serie di verifiche, affidate al dipartimento di Prevenzione e sicurezza: l’ultima scrematura effettuata tra tutto il personale sanitario (medici, infermieri, operatori socio-sanitari e amministrativi) dopo i solleciti ad aderire alla campagna vaccinale, aveva individuato cinque operatori non ancora vaccinati. Si era partiti da 220, poi diventati 61, quindi 25 e infine sono rimasti in 4, nei confronti dei quali è ora scattato il provvedimento di sospensione dal lavoro.
Nel frattempo, c’è chi ha provveduto ad effettuare il vaccino e chi ha presentato una certificazione di esenzione ritenuta valida.
Come anticipato al Centro dal presidente dell’Ordine provinciale dei Medici Maurizio Ortu, nell’Asl della provincia dell’Aquila non è risultato nessun camice bianco no-vax, a differenza delle altre province abruzzesi, e i due iscritti all’Ordine dei medici che sono stati sospesi lavorano in altre aziende sanitarie.
Tornando alla delibera appena adottata, nell’atto viene sottolineato che prima di procedere con il provvedimento, è stata valutata la possibilità di ricollocare il dipendente nel contesto di strutture organizzative o aree di attività diverse da quelle di appartenenza, con svolgimento da parte del medesimo di mansioni anche inferiori.
Ma dopo la valutazione dei rischi connessi, si è ritenuto che «all'interno delle strutture aziendali non siano identificabili luoghi di lavoro in cui sia possibile svolgere attività lavorativa senza che vi siano contatti interpersonali o che non comporti, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Sars Cov 2, indipendentemente dalla mansione che si vada a svolgere».
In conclusione, stando al provvedimento adottato, non è stato possibile intraprendere altra strada che quella della sospensione dall’attività lavorativa, fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o comunque fino al prossimo 31 dicembre, quando scadrà, a meno di proroghe, lo stato di emergenza nazionale.
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