Scetticismo sul Green pass: «Controlli troppo onerosi»

4 Agosto 2021

I gestori dei locali: non tutti vogliono assumersi la responsabilità delle verifiche E dalle palestre si grida all’ingiustizia: nei supermercati tutto questo non c’è

L’AQUILA. A due giorni dall’entrata in vigore del Green pass, sono ancora tanti i dubbi e le perplessità che serpeggiano tra coloro che lavorano nei settori per i quali la misura è obbligatoria.
Con qualche eccezione, prevale un certo scetticismo circa l’utilità pratica e l’attuabilità del provvedimento.
RISTORAZIONE. Il principale nodo da sciogliere è quello dei controlli. Chi dovrà farli? La legge dice che la validità del pass può essere verificata dalle forze dell’ordine e dai pubblici ufficiali ma anche dai gestori dei locali, dagli organizzatori di eventi e dai proprietari o affittuari delle location nelle quali sarà necessario esibirlo. Una responsabilità che molti, però, non vogliono assumersi. «Il mio è un locale di oltre 200 metri quadri, pensato per fare determinati numeri» osserva Gabriele Scimia, titolare del Caffè Cavour. «Questo vuol dire che, in una serata tipo, dovrei mettere almeno due persone all’ingresso a controllare certificati e documenti. Come dovrei pagarle? La legge prevede inoltre che il green pass sia obbligatorio solo per chi siede al tavolo, non per chi consuma al bancone, che invece è il luogo in cui si verificano gli assembramenti».
«Ci sono ancora troppe incognite», osserva Andrea Ventuto, che gestisce due Irish Pub su via Sassa. «Tra l’altro non è chiaro se dovranno avere il certificato solo i clienti o anche i datori di lavoro e i dipendenti».
«In linea di principio posso anche essere d’accordo», commenta Luca Totani, chef e proprietario del ristorante Il Connubio, «ma non è possibile controllare tutti. Sarebbe una spesa in più e la situazione è già molto difficile, stiamo ancora lavorando per ricoprire le perdite subite durante i lockdown». Prospettive e punti di vista cambiano a seconda delle caratteristiche e delle tipologie dei locali.
Chi gestisce posti più piccoli, come Pooyan Madjidi Hamedani, proprietario di “A Sud”, pub con pochi coperti, non vede particolari criticità: «Non penso che mi creerà problemi. Sono favorevole».
PALESTRE. La carta verde sarà obbligatoria anche per andare ad allenarsi in palestra.
«Per noi sarà un danno ulteriore», sottolinea Andrea Balloni, uno dei gestori dello Sporting Center, «Ci chiedono di fare qualcosa che va oggettivamente oltre le nostre responsabilità. È anche una misura ingiusta, non si capisce perché nelle palestre sia previsto e per esempio nei supermercati, dove va molta più gente e dove il rischio di contagiarsi comunque c’è lo stesso, no».
TEATRI E SPETTACOLI. Da venerdì, il Green pass sarà necessario anche per poter accedere a spettacoli all’aperto. Il 7 agosto, all’Aquila, nella scalinata di San Bernardino, è in programma un concerto di Carmen Consoli, che sarà dunque il primo vero banco di prova per testare la nuova misura: «Noi siamo pronti», dice Fabrizio Pezzopane, direttore artistico della società Barattelli, che ha organizzato l’evento. «Ci siamo organizzati per verificare sia i documenti in formato digitale che quelli cartacei. Per la nuova stagione, invece, che inizierà a ottobre, vediamo come evolverà la situazione». «Aspettiamo di saperne di più», osserva Luca Serani, direttore del teatro Spazio Rimediato. «Ci sono ancora aspetti non chiari. Non sappiamo, ad esempio, se dovremo chiedere i pass anche agli attori che verranno ad esibirsi da noi o a chi frequenta i nostri corsi».
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