Schianto a San Gregorio, due assoluzioni

2 Luglio 2020

Scagionati da lesioni i conducenti delle auto. L’unico ferito grave è poi morto ma per altre cause

L’AQUILA. La Corte d’Appello ha assolto due persone da lesioni gravissime in seguito a un incidente stradale che ci fu nel settembre 2016 sulla statale 17 est all'altezza della biforcazione con la 261, vicino alla frazione di San Gregorio. Un incidente spettacolare che fece avviare una serie di polemiche sulla pericolosità di quella strada.
Gli assolti sono Jeanne Frere, di 68 anni, nata in Francia ma residente a San Demetrio, e il lancianese Alessandro Angelucci, di 46 anni. Quest’ultimo, guidando una Mercedes tamponò rovinosamente la Dacia Sandero sulla quale viaggiava la donna con il marito. A farsi più male di tutti il marito della donna che riportò delle ferite molto gravi. Alla fine sia la donna francese (ma con responsabilità minori ) che l’altro automobilista furono rinviati a giudizio. Va anche precisato che il marito della donna, quello veramente grave, non indossava le cinture di sicurezza. L’uomo, dopo un certo tempo morì ma il decesso non fu collegato alle conseguenze dello schianto. Un fatto che in qualche modo ha alleggerito la posizione dei due automobilisti per i quali, vista che la gravità del fatto è stata derubricata, si sarebbe resa necessaria una querela (che non c’è) per procedere. Sta di fatto che la corte d’Appello ha assolto i due imputati, entrambi con concorso di colpa, che erano assistiti dagli avvocati Luciano Bontempo, Mauro Cirone, Andrea Lacioppa.
ALIMENTI PAGATI. Sempre la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado con la quale era stato condannato il 61enne Galileo Equizi con l’accusa di violazione degli obblighi di assistenza familiare. L’assoluzione, chiesta dall’avvocato Luciano Bontempo, è stata con formula piena. Nella contestazione fatta dalla difesa si è prima di tutto sostenuto che nella querela si sosteneva uno stato di bisogno che non è risultato esserci.
L’imputato, secondo la tesi difensiva a quanto pare accolta, ha sempre provveduto ai bisogni della famiglia vendendo anche un garage e domandone il ricavato.
Inoltre avrebbe supportato la famiglia e attraverso il pagamento diretto, nell’interesse della prole, delle tasse scolastiche e delle spese mediche.
Queste e altre considerazioni hanno indotto i giudici ad assolvere l’uomo.(g.g.)
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