Sci a Monte Magnola, stop al progetto da 13 milioni

Ordinanza del Tar sospende l’autorizzazione a tre seggiovie e sette nuove piste «Meritevoli» le obiezioni degli ambientalisti. A novembre la decisione definitiva
OVINDOLI. Stop ai nuovi impianti da sci su Monte Magnola. La sospensione all’autorizzazione rilasciata dalla Regione è stata disposta dal Tar in attesa dell’udienza di merito del 17 novembre prossimo. Il ricorso, che blocca il progetto previsto nella Valle delle Lenzuola a Ovindoli, in pieno parco regionale del Sirente-Velino e “Zona di protezione speciale comunitaria”, è stato presentato da cinque associazioni, la Stazione ornitologica abruzzese, Salviamo l’orso, il Club alpino italiano, Mountain wilderness e Lipu, assistite dall’avvocato Herbert Simone e affiancate dal Wwf, che ha presentato un ricorso ad adiuvandum.
IL PROGETTO. Il piano risale al 2016 e prevede la realizzazione degli impianti da sci dei Campi della Magnola, nel Comune di Ovindoli e nell’area di interesse naturalistico denominata “Sirente Velino”. L’inizio dei lavori era fissato in primavera, con un mega progetto da circa 13 milioni di euro, in parte finanziati dal Masterplan Abruzzo. La prima tranche del progetto prevede la realizzazione di tre nuovi impianti di risalita (seggiovie quadriposto) di lunghezza tra 400 e 600 metri e sette nuove piste da sci di lunghe tra 400 e 800 metri classificate con vari livelli di difficoltà.
LE CRITICITÀ. A segnalare problemi sono state da subito le associazioni ambientaliste. In particolare hanno evidenziato la rimozione della copertura vegetale, oggi costituita da habitat e specie di pregio, il disturbo per l’orso bruno marsicano rispetto alla frammentazione del suo ambiente, l’impatto sulla vipera dell’Orsini a causa della movimentazione di terra con mezzi pesanti, il danno ambientale ed estetico nella Valle delle Lenzuola, oggi un’area ancora incontaminata.
L’ORDINANZA. I giudici hanno ritenuto che, a una prima analisi dei documenti, «appaiono prima facie meritevoli di favorevole apprezzamento le censure relative all’inattendibilità del parere di valutazione di incidenza ambientale, siccome espresso da un dipendente del Comune di Ovindoli in possesso del titolo di geometra, che non appare pertanto disporre delle competenze stabilite, con valore regolamentare, dalle linee guida per la relazione della valutazione d’incidenza della Regione Abruzzo». Inoltre, secondo il collegio presieduto da Umberto Realfonzo «la Sovrintendenza ha espresso il proprio parere su un progetto poi superato da successive integrazioni che non può escludersi potrebbero averne mutato aspetti rilevanti ai fini dell’espressione di detto parere». Secondo i giudici, che hanno sospeso l’autorizzazione in attesa della decisione definitiva sull’ammissibilità del ricorso, «l’avvio delle operazioni di realizzazione dell’intervento oggetto del provvedimento impugnato potrebbe determinare un’alterazione non reversibile dell’area sottoposta a tutela, che le valutazioni demandate alle autorità tutorie in materia ambientale e paesaggistica sono finalizzate invece a preservare». Hanno quindi fissato l'udienza di merito per il 17 novembre per trattare tutte le questioni.
LE ASSOCIAZIONI. Per i firmatari del ricorso «è incredibile che in piena epoca di cambiamenti climatici, con gli ambienti naturali sempre più sottoposti agli stress causati dall’uomo, si spendano milioni di euro di fondi pubblici per assalire aree d’alta quota incontaminate in un’area protetta, quando il turismo è sempre più rivolto alle aree meglio conservate». Dal Wwf arrivano anche considerazioni critiche rispetto alle scelte politiche: «Come è possibile spendere ancora soldi della collettività in impianti di risalita in un territorio che, inevitabilmente, nei prossimi anni sarà sempre meno innevato in conseguenza dei cambiamenti climatici in atto? Perché continuare a sottrarre beni comuni come il suolo o l’acqua per opere che non hanno alcun interesse pubblico né reali benefici per la comunità?».
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