Scippo ospedale, bufera sul dottor Albani

13 Giugno 2020

Nel mirino l’appoggio a Pescara. Biondi insorge, Marsilio frena. Il medico insiste: lo dicono i numeri

L’AQUILA. Niente come gli scippi – veri, annunciati, sospettati o presunti – è capace di scatenare reazioni a catena tali da riaccendere antiche sfide di campanile. Accade così anche stavolta.
IL CASUS BELLI. Una frase del dottor Alberto Albani – noto ai più per essere il capo dell’emergenza-Covid regionale – in commissione Sanità («L’ospedale che rientra nei parametri di un Dea di secondo livello è quello di Pescara») provoca un’ondata di reazioni. Il sindaco Pierluigi Biondi chiede la “testa” del medico al presidente della Regione e “fratello” di partito Marco Marsilio. Il quale, in piena bufera di polemiche, si affretta a precisare: «Non conosco la ragione per la quale il dottor Albani abbia espresso la sua personale opinione sui dea di secondo livello in Abruzzo, visto che era in commissione per parlare in qualità di referente per l’emergenza sanitaria. Ad ogni modo e a scanso di equivoci e fraintendimenti, è bene ribadire che si tratta di una sua opinione personale, che non coinvolge né impegna in alcun modo l’amministrazione regionale». Il numero 2 della Regione, Emanuele Imprudente, aggiunge: «Non c’è e non ci sarà mai un Abruzzo a due velocità, né per la sanità né per il resto». Imprudente parla di «faciloneria e pressappochismo» e di «valutazioni che non gli competono». «Se non verranno chiarite le sue affermazioni ritengo non possa più godere della nostra fiducia come direttore emergenza».
CORO DI NO. Per la deputata Pd Stefania Pezzopane «Albani parla per conto della Regione, la destra aquilana ha difeso l’ospedale Covid a Pescara e ora scopre l’acqua calda». La parlamentare parla di «indignazione a scoppio ritardato: non permetteremo lo scempio della città, che chiameremo alla mobilitazione». Il consigliere regionale Pd Pierpaolo Pietrucci insorge: «La confessione di Albani svela il vergognoso disegno politico della destra». Pietrucci parla di «presunzione e arroganza» dopo aver criticato la gestione dell’emergenza a Pescara. «Si smentisca questo scenario e si dimettano tutti i responsabili». Dichiarazioni «gravi e inaccettabili» anche per il presidente del consiglio comunale Roberto Tinari, che chiede la «rimozione» di Albani .
ALBANI CONFERMA. Il diretto interessato (vedi anche articolo a pagina 7) conferma, ma spiega di aver parlato «non come referente sanitario per le emergenze, ma come direttore del Dipartimento emergenza urgenza di Pescara». «È tutto agli atti», scandisce Albani. «In commissione, dopo aver risposto a tutti i quesiti come referente sanitario per le emergenze, a un ultimo intervento ho premesso che avrei risposto da direttore di dipartimento. Ho detto che da un punto di vista tecnico il Dea di secondo livello presuppone numeri di accessi (oltre 70mila) e numero di reti tempo-dipendenti (trauma, ictus, infarto miocardico acuto) e altri parametri per cui soltanto alcuni ospedali rientravano in questa fattispecie e tra questi Pescara. A chi chiede la mia testa dico che questa valutazione dipende dal presidente, che mi ha conferito un incarico fiduciario. Mi rimetto alle sue decisioni. Non ho alcun problema a fare un passo indietro. Posso farne anche due se il presidente valuterà diversamente. Io, all’epoca, fui nominato dal centrosinistra di D’Alfonso e sono stato confermato da Marsilio. Ho dato un’opinione personale, certamente non a nome del presidente. In audizione non ho avuto contestazioni di cattiva gestione. Infine, preciso che il Dea di secondo livello nulla toglie alle aree interne».