Sconto ai furbetti del cartellino: ridotti i risarcimenti per lo Stato

In Appello la Corte dei Conti “ritocca” le condanne: 2.250 euro a Del Signore e 5mila euro per Pezzella L’accusa: utilizzo fraudolento del badge del Comune per il monitoraggio degli orari in entrata e in uscita
SULMONA. Arriva lo “sconto” della Corte dei Conti per i furbetti del cartellino del Comune di Sulmona. Almeno per due dei sette che alla fine sono stati condannati a risarcire lo Stato per le ripetute assenze che avrebbero fatto durante l’orario di lavoro. Si tratta di Giovanni Del Signore e di Stefano Pezzella che, in primo grado, erano stati condannati a risarcire rispettivamente 4.500 euro e 7.000 euro in proprio e per 3.000 euro in solido con un altro convenuto. I due erano stati condannati insieme agli altri (che non hanno proposto Appello) per il danno patrimoniale conseguente all’uso fraudolento del badge per il monitoraggio degli orari in entrata e in uscita, nonché per il correlato danno d’immagine. L’azione erariale era partita a seguito dell’inchiesta avviata dalla Guardia di finanza per conto della Procura di Sulmona che nel 2016 aveva coinvolto originariamente 48 persone; di queste solo 18, alla fine dell’inchiesta, sono finite davanti ai giudici contabili che ne ha condannate, come detto, sette, le stesse che hanno dovuto affrontare anche il procedimento penale.
Del Signore e Pezzella hanno impugnato la sentenza il primo sostenendo, in riferimento al danno d’immagine, provocato con il loro comportamento al Comune che una sentenza della Corte Costituzionale ha abrogato quella parte del decreto legge 165/2001 che prevedeva determinate scansioni temporali per l’esercizio dell’azione erariale, nonché una quantificazione del danno all’immagine già predefinita. Pertanto Del Signore ha insistito sulla sospensione pregiudiziale, ovvero sulla declaratoria di improcedibilità del danno all’immagine per assenza dei presupposti. Nel merito, Del Signore ha invece censurato i giudici di primo grado in quanto non sarebbe stato tenuto in debito conto il ruolo da lui rivestito all’interno del ente comunale (ex operaio-giardiniere), il suo grave stato di salute e la circostanza che non è stato provato che nei periodi in cui lo stesso non fosse in ufficio, fosse realmente a passeggio come indicato in sentenza, piuttosto che in giro per incombenze del Comune. Stefano Pezzella, difeso dall’avvocato Alberto Paolini, ha invece evidenziato fra l’altro, che nel corso del procedimento penale è stata disposta, successivamente alla pronuncia di primo grado, perizia psichiatrica per valutare la sua capacità di intendere e volere, ampiamente messa in discussione in quanto in cura presso il Cim di Sulmona fin dal 2015, a seguito di eventi traumatici che hanno riguardato la sua famiglia. Sotto questo profilo ha censurato la scelta del giudice di primo grado di non ammettere la richiesta Ctu volta ad accertare il suo stato di salute. E per i giudici contabili di secondo grado «l’accertata, parziale incapacità di intendere e di volere, quindi, appare idonea a non escludere del tutto la responsabilità degli odierni appellanti che, tuttavia, appare evidente abbiano agito nella non pienezza delle loro capacità mentali. A tal riguardo, quindi, il collegio ritiene che, tale vizio possa incidere sensibilmente sul quantum risarcibile che, rispetto alle già ampie riduzioni disposte dal giudice di prime cure, può ulteriormente ridursi di un ulteriore 50% rispetto agli importi di condanna».
Da qui la decisione di ridurre a 2.250 euro la condanna nei confronti di Del Signore e a 5.000 euro quella a carico di Stefano Pezzella.
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