Scoperta nuova pianta nel Parco nazionale

18 Maggio 2017

ORTONA DEI MARSI. Una nuova specie da aggiungere alla flora dell’Appennino. Appena fuori dei confini del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è stata scoperta una pianta, l’Astragalo nano...

ORTONA DEI MARSI. Una nuova specie da aggiungere alla flora dell’Appennino. Appena fuori dei confini del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è stata scoperta una pianta, l’Astragalo nano (Astragalus exscapus), tipica degli ambienti di steppa dell’Europa orientale. Si tratta di una grossa erba perenne, della famiglia delle leguminose, con robuste radici legnose e grandi fiori gialli. In Italia era finora conosciuta solo sulle Alpi, dove è molto rara.
L’hanno rinvenuta nella Marsica i botanici del Dipartimento di Scienze agrarie e forestali dell’Università della Tuscia (Viterbo), che da tempo studiano le caratteristiche ecologiche dei pascoli del Pnalm. Finora ne sono stati ritrovati poche centinaia di esemplari, tutti ubicati in una ristretta area presso Monte Tricella, circa 1 km fuori dai confini del Parco.
«Le più vicine località note di questa specie si trovano in Val d’Aosta e nei Balcani, entrambe a circa 600 km di distanza», osserva Goffredo Filibeck, docente di botanica all’Università della Tuscia. «L’astragalo nano si aggiunge ad altre specie, tipiche delle steppe asiatiche, che crescono con popolazioni isolate sui rilievi circostanti la conca del Fucino», continua Filibeck. «Diciottomila anni fa, al culmine dell’ultima glaciazione, la vegetazione della penisola italiana era dominata da una steppa come quella che oggi vediamo in Asia centrale. Forse il clima continentale del Fucino, unitamente alla pastorizia praticata fin da epoca preistorica, ha mantenuto fino ai nostri giorni una piccola “isola” di flora della steppa: una macchina del tempo che ci rimanda a quando qui c’erano i mammut».
«Il ritrovamento conferma l’importanza, per la biodiversità e per le connessioni ecologiche, del territorio della Valle del Giovenco e dei suoi monti, a torto ritenuti “minori”», commenta Cinzia Sulli, responsabile del Servizio Scientifico del Parco.
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