Scrive al Papa: le suore non mi pagano

Ingegnere vuole la parcella per il progetto di restauro di Santa Maria ausiliatrice. Il Vaticano: «Spiacevole vicenda»
L’AQUILA. Scrive al Papa, tramite la Segreteria di Stato vaticana, nella speranza che l’intercessione del Santo Padre possa agevolare un accordo tra lui e le suore Figlie di Maria ausiliatrice nel pagamento di una parcella professionale di 800mila euro. Il Vaticano risponde con una nota di un istituto dalla denominazione roboante: Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica.
LA LETTERA. La risposta, inviata all’ingegnere Antonio Salvatore Pacilè, è dai toni concilianti: «Pur comprendendo il disagio sorto in lei a motivo della spiacevole vicenda», si legge nella missiva del Vaticano, «si è appreso che il citato istituto è disponibile a un accordo...circa i lavori di ristrutturazione dell’immobile, sia del trattamento economico che, in forza della legge, le si deve riconoscere per l’attività da lei svolta in passato a favore dell’Istituto».
LA CAUSA. La mediazione risulta vana, nonostante l’invito della Segreteria di Stato visto che l’offerta per transare fatta all’ingegnere è giudicata irrisoria a fronte di un incarico non di poco conto visto che si tratta di ristrutturare la sede dell’Istituto femminile “San Giovanni Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice”, in piazza Lauretana, i cui lavori sono ancora al palo. Ma la cosa insolita sta nel fatto che è lo stesso istituto religioso che ricorre al giudice per sapere quanto deve dare all’affermato professionista; la causa, per motivi di competenza, pende davanti al tribunale di Roma. Il legale dell’istituto comunicò che un accordo bonario (ritenuto inammissibile) si poteva fare su una somma non superiore a 100mila euro. A fronte di questo, il tecnico ha inviato ad alcuni senatori e al sottosegretario dei beni culturali una missiva per esporre le sue ragioni non condivise dalla controparte.
«Forse è opportuno», si legge in una memoria presentata per conto dell’ingegnere al giudice, «che le suore si facciano un esame di coscienza e chiariscano, rendendo edotto il Santo Padre, quale sia l’effettivo scopo che intendono perseguire con questo giudizio. Il convenuto non intende contestare il recesso dell’Istituto essendosi limitato, in via stragiudiziale, solo a esplicitarne le contraddizioni».
Si precisa che lo studio fatto non è di poco conto: il tecnico ha dovuto eseguire studi per chiarire quali fossero i rischi sismici in caso di restauri del fabbricato realizzato quasi 60 anni fa che, dentro, aveva una chiesa del 1700, manufatti realizzati in epoche lontane e con materiali differenti.
LA FINANZA. Secondo Pacilè ci sono, anche su alcune testimonianze rese in aula, delle illiceità e ha presentato un esposto: la Finanza dell’Aquila, di recente, ha al riguardo acquisito una grande quantità di carte. Il tecnico è assistito dall’avvocato Fabrizio Giancarli.
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