Scuola, comitato dei precari contro il decreto Renzi

L’AQUILA. È nato anche all’Aquila un coordinamento di «precari storici» della scuola per dire no all’ultimo decreto ministeriale in materia di reclutamento firmato dal governo Renzi. A dichiarare...
L’AQUILA. È nato anche all’Aquila un coordinamento di «precari storici» della scuola per dire no all’ultimo decreto ministeriale in materia di reclutamento firmato dal governo Renzi.
A dichiarare guerra, a colpi di ricorsi e manifestazioni, alla deliberazione del 23 maggio scorso sono gli insegnanti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (Gae) che quotidianamente, da anni, entrano in classe con contratti a tempo determinato permettendo il regolare svolgimento delle lezioni.
Docenti che di anno in anno, tuttavia, vedono sempre più lontana la possibilità di stabilizzazione. Il decreto ministeriale 356, infatti, consente ai candidati che hanno superato le prove dell’ultimo concorso a cattedra, pur se non collocati in posizione utile da risultare vincitori, di avere titolo, «a decorrere dal prossimo anno scolastico ad essere destinatari di contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato, in subordine ai vincitori».
Una decisione che contraddice il bando stesso che prevedeva la possibilità di un contratto a tempo indeterminato solo per i vincitori. «Inoltre la graduatoria avrebbe dovuto avere validità limitata all’anno 2014-2015 e non all’anno scolastico 2015/2016 come è scritto nelle motivazioni del decreto ministeriale», spiegano i precari delle Gae che dunque il prossimo anno dovranno dividere i posti non solo con i vincitori del concorso a cattedra, ma anche con i non vincitori, ritenuti comunque idonei.
«Sono state improvvisamente cancellate tutte le regole stabilite dalle istituzioni e rispettate da decine di migliaia di docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento che si adoperano ogni giorno per il funzionamento della scuola pubblica», continuano i precari storici. Doppia la beffa per gli insegnanti di sostegno che appartengono a classi di insegnamento per cui non è stato bandito il concorso: questi, infatti, non hanno potuto partecipare alle selezioni e dunque raggiungere l’agognata meta del posto a tempo indeterminato, né sulla materia né sul sostegno. «Si tratta di un decreto illegittimo che ci costringe a mobilitarci fin da ora per tutelare e far valere i nostri diritti in tutte le sedi opportune», concludono gli insegnanti precari. «Non siamo più disposti ad accettare in silenzio le decisioni di un governo che fa e poi disfa le regole a suo piacimento».
Michela Corridore
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