Scuola sequestrata Altro anno a Pratola per i 700 studenti

Il preside e i docenti del De Nino-Morandi sollecitano l’avvio dei lavori di ristrutturazione della sede storica
SULMONA. L'efficienza della scuola non è andata di pari passo con quella delle istituzioni. Perché il mancato rientro di circa 700 studenti del De Nino-Morandi (ragioneria e geometri) nel loro istituto di Sulmona è da imputare al disinteresse di Comune e Provincia. Il dirigente scolastico del polo scientifico tecnologico Massimo Di Paolo, a circa un anno dal trasferimento degli studenti all’Itis di Pratola Peligna, fa il punto della situazione e non risparmia accuse. L’immobile che ospita il De Nino-Morandi è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza dell’Aquila nell’ambito di un’articolata inchiesta sulla messa in sicurezza delle scuole dopo il sisma del 2009. Al momento, l’unica certezza è che anche per quest’anno scolastico appena iniziato la scuola non riaprirà in battenti e gli studenti resteranno a Pratola Peligna.
«Siamo riusciti nel nostro scopo», ha spiegato Di Paolo, «ovvero consentire agli studenti di svolgere le lezioni in un ambiente idoneo alle attività didattiche. Qui abbiamo sicurezza dei luoghi, rapporto tra luce e spazi, laboratori d’avanguardia, una palestra che nessun istituto scolastico della zona può vantare, ma ritornare nella sede storica del De Nino-Morandi a Sulmona è una priorità per noi irrinunciabile. Per questo», ha aggiunto, «adesso ci piacerebbe interloquire a livello istituzionale anche abbassando i toni del confronto e facendo scelte ponderate affinché il problema venga risolto». Alle tante richieste della scuola a Comune e Provincia non sono seguite risposte. Dallo scorso gennaio, la scuola per conoscere il cronoprogramma dei lavori e anche l’esistenza di una eventuale richiesta di dissequestro ha scritto al prefetto, al presidente della Provincia e al sindaco di Sulmona. Tra le richieste, un incontro per tranquillizzare studenti e docenti sulla data di rientro. L’immobile versa in un grave stato di abbandono e degrado e la scorsa settimana sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per la presenza di alberi pericolanti.
«Vogliamo rientrare nella nostra scuola», ha continuato il dirigente scolastico, «ma con i presupposti giusti, senza strumentalizzazioni, al riguardo siamo pronti al confronto anche se dagli amministratori avrei voluto ricevere risposte al momento giusto».
A sostenere Di Paolo il collegio dei docenti e il consiglio di istituto, tra gli insegnanti che hanno lavorato in questi mesi, ognuno per le loro competenze, Franco D’Amico, Luigi Di Cesare e Pietro Centofanti, quest’ultimo ex sindaco di Sulmona.
«Mentre per altre situazioni, come tribunale e ospedale, si fanno barricate», è intervenuto Centofanti, «per la perdita di due istituti tecnici storici per Sulmona non è stato mosso un dito. C’è solo disinteresse politico, dopo il dibattito e le polemiche della prima settimana tutto è finito nel dimenticatoio e a distanza di un anno nulla è stato fatto per tornare nella sede storica. Se l’ospedale è importante, se il tribunale è importante», ha rincarato l’ex sindaco, «la scuola non può essere considerata alla stregua di una Cenerentola.Due scuole che vanno via da Sulmona rappresentano un danno maggiore di una fabbrichetta che chiude».
Chiara Buccini
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