Scuole, un capoluogo senza aule Ma ora il Comune corre ai ripari

10 Novembre 2022

Tanti edifici provvisori: gli iscritti aquilani hanno metà degli spazi didattici di quelli di Teramo e Pescara E la popolazione giovanissima sta crescendo. Biondi annuncia sette opere per trenta milioni di euro

L’AQUILA. Non erano ancora nati quando la città visse la tragica notte del terremoto del 2009. Ma sono soprattutto loro, i giovanissimi aquilani di oggi, a pagare, quasi quattordici anni dopo, le conseguenze di quella devastazione. Con scuole non ricostruite, spostate in edifici provvisori e Musp, L’Aquila è infatti il capoluogo abruzzese con meno spazi didattici per i suoi alunni tra i 3 e i 14 anni. Lo dicono i dati raccolti dalla Fondazione Openpolis.
Ora il Comune cerca di correre ai ripari. «Sette procedimenti per la realizzazione di altrettante strutture da destinare alla crescita e la formazione dei nostri ragazzi, per oltre trenta milioni di euro»: questi i numeri forniti nei giorni scorsi dal sindaco Pierluigi Biondi, mentre annunciava l’arrivo dei tre milioni di euro dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per demolire l’asilo Primo Maggio di Pile – quello della tragedia del piccolo Tommaso D’Agostino – e ricostruirlo facendone un polo per l’infanzia.
IL CONFRONTO
ABRUZZESE
I dati di Openpolis parlano chiaro: un bambino teramano o pescarese ha il doppio degli spazi scolastici a disposizione di un suo coetaneo aquilano, rispetto al quale se la passa meglio anche un under 14 residente a Chieti. Il calcolo si basa sul rapporto tra la superficie complessiva delle scuole materne, elementari e medie della città e la popolazione totale dei giovanissimi trai 3 e i 14 anni. E la situazione è destinata a peggiorare se non si inverte la tendenza: in sette anni all’Aquila il numero dei minori è infatti cresciuto del 3,34%, mentre a Pescara solo dell’1,69%. Teramo e Chieti invece vedono scendere il numero dei giovanissimi.
Ma un altro dato è conseguenza degli effetti del terremoto e della presenza degli studenti in scuole provvisorie. Tra i capoluoghi, L’Aquila è quella con meno edifici scolastici considerati “vetusti”: in città sono 6 su un totale di 60, quindi il 10%. Teramo e Chieti hanno invece un quarto delle scuole troppo vecchie, Pescara il 16%.
Avendo a disposizione altri fondi legati alla ricostruzione post sisma, L’Aquila è anche tra i capoluoghi abruzzesi con meno fondi del Pnrr ottenuti da investire nel patrimonio scolastico cittadino: 3 milioni, la metà di Teramo, un quinto di Pescara. Solo Chieti fa peggio con 2,5 milioni di euro. Ma all’Aquila, appunto, si parla di opere per complessivi 30 milioni.
LA SITUAZIONE
IN PROVINCIA
Per ragioni evidentemente diverse a quelle aquilane, non se la passano bene nemmeno le scuole del resto della provincia. Ad Avezzano gli alunni under 14 hanno addirittura meno di 6 metri quadri ciascuno a disposizione nelle scuole, a Sulmona poco più di sei metri quadri. Hanno percentuali più basse della città dell’Aquila anche gli altri Comuni più popolosi della provincia: Pratola Peligna, Castel di Sangro, e Tagliacozzo. Solo Celano supera, ma di poco, il suo capoluogo.
Il centro marsicano mostra però un dato positivo, almeno secondo Openpolis: non ha scuole considerate vetuste. Avezzano, città confinante, ne ha oltre un quarto del totale. Sulmona l’11%.
IL RECORD AMARO
DI ROCCA DI MEZZO
Tra i piccoli paesi della provincia dell’Aquila c’è ne è uno da record: è Rocca di Mezzo, che mette a disposizione dei suoi studenti 31,5 metri quadri di spazi scolastici. In Abruzzo, il dato è secondo soltanto a quello di Civitacquana, nel Pescarese.
Per il paese aquilano si tratta ad ogni modo di un record dal sapore amaro: è conseguenza diretta dello spopolamento. In sette anni, infatti, a Rocca di Mezzo il numero dei minorenni è sceso del 12,58%.
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