«Se cade questo palazzo crolla tutta L’Aquila»

L’AQUILA. «Se cade la Casa dello studente crolla tutta L’Aquila». Niente di più falso, visto che tanti edifici sono rimasti in piedi, ma il racconto di Shana Capuzza, di Pescina, una delle superstiti...
L’AQUILA. «Se cade la Casa dello studente crolla tutta L’Aquila».
Niente di più falso, visto che tanti edifici sono rimasti in piedi, ma il racconto di Shana Capuzza, di Pescina, una delle superstiti della tragedia, uscita viva dal luogo dove il 6 aprile 2009 morirono otto giovani, evidenzia questa folle rassicurazione.
Ieri, in tribunale, si è tenuta l’ennesima udienza per i risarcimenti. Per lei, dunque, e altri ragazzi che erano nello studentato, non solo le rassicurazioni della ex Grandi Rischi ma anche quella di qualche funzionario della struttura. «Alle nostre perplessità», racconta la giovane marsicana, «che riguardavano una serie di crepe sulle mura del palazzo, ci venne detto che eravamo al sicuro. Ma non credo che ne fossero convinti visto che da giorni l’ascensore era stato bloccato. Tra l’altro ci era stato indicato un posto del palazzo che a loro dire era il più sicuro di tutti: se fossi stata lì ora sarei sicuramente morta. Ho visto morire tanti compagni di studio tra i quali non posso non ricordare Davide Centofanti, un ragazzo buono e sensibile. Se avessero taciuto sulla presunta solidità del fabbricato forse saremmo ripartiti tutti e molte tragedie si sarebbero evitate. Immagino cosa sarebbe successo se il terremoto non ci fosse stato in prossimità della Pasqua, ma in altro periodo». «Quando ci sono state le scosse distruttive», racconta, «ho avuto il tempo di chiamare mia sorella che ha vissuto in diretta la tragedia. Poi, non so come, mi hanno tirata fuori. Una volta uscita dal palazzo mi sono messa a correre senza meta». «Dopo quell’esperienza», conclude, «non me la sono sentita di continuare gli studi perché mi tornano in mente quei tragici ricordi. Certe cose non si cancellano e ti accompagnano nella vita per sempre».
Nel corso dell’udienza di ieri, davanti al giudice del tribunale Monica Croci, sono state presentate altre 12 richieste di danni da parte di giovani che sono usciti vivi dal crollo. Nella maggior parte dei casi vengono contestati problemi connessi alla perdita di occasioni per non essere stati più in grado di completare gli studi universitari per lo choc e lo stress patiti.
Nel mirino dei ricorsi, presentati dall’avvocato Wania Della Vigna, ci sono la Regione e l’Adsu che, a loro volta, hanno chiamato in causa i quattro condannati con sentenza definitiva per i restauri, la ditta Angelini e il Miur che hanno citato le assicurazioni.
Per le posizioni di altri cinque sopravvissuti sono stati nominati dei consulenti al fine di valutare la loro condizione. Prossima udienza il 19 novembre. I tempi per arrivare a una sentenza sono, ovviamente, ancora molto lontani. (g.g.)
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