Sedi comunali, è polemica «Tradite tutte le promesse»

La consigliera Pezzopane torna sull’acquisto dell’ex catasto da parte del Comune «L’approvazione della delibera certifica che in centro non torneranno gli uffici»
L’AQUILA. L’approvazione della delibera sull’acquisto della sede dell’ex catasto da parte del Comune (un milione di euro più dodici appartamenti ceduti in permuta ai proprietari) non placa le polemiche. Ed è la consigliera del Partito democratico, Stefania Pezzopane, a tornarci su a distanza di poche ore. «Più volte, come opposizioni, abbiamo invitato l’amministrazione a una strategia per uscire dai fitti passivi di oltre 1 milione di euro l’anno e a programmare i 35 milioni disponibili grazie al centrosinistra per la sede unica, ma il Comune preferisce acquistare immobili da privati», dice Pezzopane, che reputa «assurda e grave la decisione dal punto di vista amministrativo e contabile. Attualmente gli uffici e il relativo personale sono distribuiti in 9 sedi comunali. La passata amministrazione di centrosinistra aveva lavorato al progetto di una moderna sede unica comunale contrattando con i nostri governi una cifra di ben 35 milioni da utilizzare nell’area dell’autoparco» con un «grande parcheggio multipiano nell’area dell’ex mercato. Previsto un asilo nido e diversi servizi per i dipendenti. Dal 2013 al 2015 si svolsero i passaggi necessari e, a poche settimane dalle elezioni comunali, venne consegnato il documento che l’amministrazione aveva commissionato all’Università dell’Aquila: uno studio di fattibilità idrologico-idraulico, finalizzato alla mitigazione del rischio indotto dal fosso di San Giuliano, sull’area individuata. Sono passati 7 anni e mezzo e pur avendo 35 milioni in cassa sin dall’insediamento, Biondi e la giunta non hanno fatto nulla», sostiene la consigliera. «Si pagano con immensa superficialità a privati i costi per gli affitti pari a un milione di euro l’anno». Quindi riprende la narrazione dal 2022: «Il vicesindaco Raffaele Daniele illustrò un confuso progetto di utilizzo di sedi comunali con uno spacchettamento in due lotti: il primo, da circa 13 milioni, il secondo da 21, che però non sono stati ancora definiti. Sempre il vicesindaco parlò poi di una “sede diffusa” in centro storico. La vera assurdità è che, ora, si va in direzione opposta». Con l’aggiunta «del tradimento del centro storico, che meriterebbe un progetto di riqualificazione di ampio respiro e dove, invece, non si rivogliono le scuole né si riportano gli uffici. È stata tradita anche la promessa di una grande operazione di rigenerazione urbana, se è vero che 35 milioni, stanziati per un progetto strategico, restano congelati e con la speranza di usarli come tesoretto per tappare i buchi di quest’amministrazione».
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