segnalazioni e interventi

31 Ottobre 2015

Gran Sasso «Una politica nuova» Tornando da Pescasseroli, mi ha colpito la particolare segnaletica posta sulle strade a tutela dell'orso dove la frase in italiano " la velocità uccide gli orsi e voi...

Gran Sasso

«Una politica

nuova»

Tornando da Pescasseroli, mi ha colpito la particolare segnaletica posta sulle strade a tutela dell'orso dove la frase in italiano " la velocità uccide gli orsi e voi stessi" era tradotta in inglese solo in parte "speed kills bears" come a significare che nella nostra mentalità il divieto ha maggiore possibilità di essere rispettato se dal mancato rispetto ne può derivare un danno personale. Considerando che questi segnali sono posti nel territorio del Parco Nazionale D'Abruzzo Lazio e Molise, all'interno del quale si respira in ogni luogo la tutela della natura ed in ogni paese si percepisce come l'economia ruoti quasi esclusivamente intorno al Parco, ho cercato di immaginare di quale tenore potrebbero essere analoghi segnali posti nell'area aquilana del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, dove alcuni abitanti ed operatori turistici non solo non riescono a vedere le possibilità di sviluppo legate all'area protetta ma stanno addirittura chiedendo la riperimetrazione dei suoi confini (qualche anno fa c'era stata anche una sciagurata proposta di legge regionale tesa alla riduzione dell'area di protezione del Parco Regionale Sirente Velino nella quale la riduzione operava sulle aree naturali ma non sui centri abitati ai quali il Parco reca vantaggi economici). Mi sembra che nell'area aquilana del Parco Gran Sasso la politica e parte degli operatori turistici e degli abitanti non sappia o non voglia far tesoro della pluridecennale esperienza delle popolazioni ricomprese nell'area del Parco Nazionale D'Abruzzo, partita dal 1921, che grazie all'esistenza dell'area protetta sono riuscite a resistere allo spopolamento e ci hanno anzi costruito un'economia che permette alla gran parte di loro di svolgere un lavoro di qualità.

Le comunità di quei paesi sono riuscite a resistere alle tentazioni di sfruttamento intensivo del territorio che negli anni 70 ed 80 altre zone hanno subito, sotto la pressione della richiesta turistica orientata allo sci da discesa proveniente dalla emergente classe media italiana.

Ora quei paesi godono del vantaggio di avere un territorio integro e ricco di flora e di fauna fortemente attrattivo per i turisti italiani e stranieri, al contrario le località che hanno riempito il loro territorio di cemento e di impianti di risalita immaginando "magnifiche sorti e progressive" si ritrovano con un territorio distrutto e deserto, vedi il destino di Marsia definita ai tempi la piccola Svizzera ma di cui anche Montecristo costituisce un esempio canonico. E' incredibile come invece, in un periodo in cui l'unica forma di turismo in espansione è quello legato ai Parchi, mentre quello legato agli impianti di sci segna battute di arresto perfino sulle Alpi e quello residuale del Centro Italia trova già piena soddisfazione nelle stazioni che hanno mantenuto uno standard compatibile con la richiesta turistica attuale, ci si ostini a proporre per il Gran Sasso un tipo di sviluppo che cozza non soltanto con le finalità del Parco ma anche con la struttura morfologica dei pendii esposti a nord (quelli adatti ad essere utilizzati come piste) che dalla cresta alla piana di Campo Imperatore segnano un dislivello di appena 300 metri contro per es. i 600 degli impianti di Campo Felice ed i 750 di quelli del Monte Magnola. Il fatto che l'Abruzzo sia la Regione dei Parchi che sottoponendo a tutela circa il 40% del territorio potrebbero costituire un formidabile volano per l'economia regionale non sfiora la fantasia di nessuno visto che anche fra gli investimenti previsti dalla Regione non c'è neanche un euro per promuovere attività economiche legate al turismo dei Parchi.

Ferdinando Lattanzi

Accompagnatore

media montagna

teatro stabile

«Attenzione

ai privati»

La nomina di Nathalie Dompè a Presidente del Tsa ha suscitato molte polemiche. Ciò che balza agli occhi e dovrebbe allarmare maggiormente, è il fatto che si siano operati tanti e tali tagli alla cultura da parte dei governi di destra e sinistra che per garantire un minimo di continuità delle attività culturali saremo sempre più costretti a fare affidamento sulla magnanimità di privati. Non è un bel vedere, perchè le conseguenze, soprattutto in un settore come quello della cultura che vorrebbe alla base la massima libertà di scelta e di orientamento, saranno disastrose.

Nicola Iannarelli

Sinistra Lavoro–L’Aquila