Sei aprile, verso una giornata di silenzio

13 Marzo 2020

Fiaccolata a rischio, i familiari delle vittime del sisma valutano una diversa forma di commemorazione

L’AQUILA. Una giornata di silenzio, anche senza fiaccole, per onorare la memoria delle vittime del terremoto. I familiari dei 309 angeli volati via nella notte del sisma, che fin dalla prima edizione promuovono il momento di riflessione che culmina tradizionalmente nella fiaccolata che rischiara la notte tra il 5 e 6 aprile, sono pronti a modificare la ritualità.
Lo conferma, dopo le dichiarazioni del sindaco Pierluigi Biondi («La fiaccolata commemorativa non potrà svolgersi secondo le modalità consuete, stiamo studiando una formula alternativa»), la portavoce del comitato dei familiari delle vittime della Casa dello studente Antonietta Centofanti.
«Ci stiamo confrontando, in queste ore, alla luce degli sviluppi dell’emergenza coronavirus. Del resto, noi, fin dal primo momento, portiamo avanti il discorso della sicurezza per i cittadini, che si declina in tutte le forme. Il provvedimento del governo è fino al 3 aprile. Tuttavia, non si esclude un prolungamento dei suoi effetti e neppure una modificazione dell’attuale scenario. Impossibile pensare di poter svolgere tutto come se non fosse accaduto nulla. Dobbiamo pensare alla maniera migliore per onorare la memoria dei 309 innocenti. Non escludo che una giornata di silenzio possa questa volta davvero rappresentare una forma di memoria e di impegno personale e collettivo. Proprio perché ci rendiamo conto che risulterebbe difficile ripetere la ritualità, pensiamo a una giornata, un appuntamento annuale, all’Aquila, in cui mettere al centro i temi della sicurezza a tutto campo: disastri, omissioni, prevenzione, responsabilità, natura, ambiente. Questi i temi sul tappeto. Cioè tutto quello che il nostro Paese fa, oppure non fa, su questioni fondamentali per la vita di ciascuno di noi. In questo cammino siamo in rete con i comitati nazionali di tutte le zone d’Italia colpite da eventi luttuosi. Visto il contesto attuale, tra l’altro, non sarebbe assolutamente semplice poter ospitare in città le delegazioni amiche che ogni anno convergono nella nostra città per tenere alta l’attenzione su queste problematiche».
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