Sei ore al pronto soccorso per un’iniezione

9 Agosto 2020

La disavventura di una 27enne ferita a un piede: sono entrata alle 18.25 e uscita quasi all’una di notte

L’AQUILA. «Quasi sei ore e mezza al pronto soccorso per una prestazione che è durata neppure cinque minuti, dalla chiamata al rilascio del certificato di uscita».
È la disavventura nella quale è incappata una studentessa di 27 anni, F.C., costretta a fare ricorso alle cure del pronto soccorso del San Salvatore.
La documentazione rilasciata alla giovane riporta come ora di ingresso, con codice verde,le 18.25 di venerdì pomeriggio, e come ora di dimissione le 00.43 di ieri mattina.
Il tutto per una semplice iniezione intramuscolare di Immunoglobulina.
La ragazza, ad un certo, esasperata, intorno alla mezzanotte voleva chiamare la polizia o i carabinieri per denunciare il fatto. Anche perché non c’era particolare intasamento al pronto soccorso del San Salvatore.
«Quando sono arrivata e mi hanno dato il codice verde, alle 18.25 di venerdì, eravamo in sette e non c’erano codici rossi. Durante la lunghissima e interminabile attesa», racconta la 27enne, «è arrivato un codice rosso, ma intorno alla mezzanotte. Ma anche se ci fossero stati altri codici rossi, in tutte quelle ore qualcuno avrebbe dovuto avvertirci e non lasciarci lì come animali. Fatto sta che sono stata chiamata per l’iniezione alle 00.37 e dimessa alle 00.43. La prestazione è durata il tempo di farmi un’iniezione intramuscolare al gluteo destro – tra l’altro l’infermiera è stata bravissima, non ho sentito nulla – quindi sono stata lì quasi sette ore e devo dire anche con grande apprensione, perché non conoscevo le patologie delle persone che erano con me. In questo periodo di emergenza sanitaria e dove c’è grande preoccupazione, anziché velocizzare le operazioni di assistenza, si è costretti a trascorrere quasi un terzo di una giornata al pronto soccorso per una prestazione di 5 minuti».
«Non sono andata al San Salvatore di mia volontà, ma sia il mio medico curante, che un altro dottore, mi hanno detto che l’Immunoglobulina potevo farla solo al pronto soccorso. Cosa conferma anche in farmacia», racconta la giovane F.C. «dove ho chiesto se potevo farmi prescrivere la medicina, ma anche lì mi è stato risposto che dovevo andare al pronto soccorso. Avevo 24 ore di tempo, perché mi sono ferita a un piede con un ferro arrugginito e dovevo fare l’Immunoglobulina perché non sono coperta dall’antitetanica. Non voglio accusare nessuno, ma se avessero avuto rispetto per i pazienti che erano lì, sapendo che la mia era una prestazione da 5 minuti, avrebbero potuto chiamarmi tra un intervento e l’altro. Mi sono rivolta al Centro intanto perché alla fine avrei gradito almeno le scuse per tanta attesa, ma poi perché questa mia testimonianza, con tanto di documentazione, possa evitare che certe cose accadano di nuovo». La Asl, interpellata dal Centro, ha chiesto informazioni sulla paziente – che sono state fornite, senza nome naturalmente – per controllare, ma fino a ieri sera non ha replicato». (cr.aq.)
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