Sentenza, attivisti contenti a metà: «De Bernardinis capro espiatorio»

Pitari: «Bene l’ultima condanna civile, ma gli aquilani furono rassicurati da tutte le autorità per mesi» A giorni il pronunciamento bis sul crollo di via Campo di Fossa: «Sempre pronti a tornare in piazza»
L’AQUILA. «Bene la nuova sentenza, ma bisogna ribadire che Bernardo De Bernardinis è un capro espiatorio. Perché siamo stati rassicurati dalle autorità per mesi e non solo con quella sua intervista televisiva». Parola di Giusi Pitari, docente universitaria e una delle anime della protesta “Le vittime non hanno colpa”, scoppiata dopo la sentenza choc di ottobre che assegnava il concorso di colpa del 30% a tre morti nel crollo di via Campo di Fossa 6B. Il suo riferimento è alle parole dell’allora numero due della Protezione civile nazionale – unico a non essere assolto nel processo Grandi rischi – che gli sono valse la condanna definitiva per omicidio colposo e lesioni personali: «Non c’è pericolo, l’ho detto al sindaco di Sulmona, la comunità scientifica mi continua a confermare che anzi è una situazione favorevole, perciò, uno scarico di energia continuo». Parole, queste, che sono alla base anche della decisione del giudice civile Baldovino De Sensi, che nei giorni scorsi ha condannato il governo – a cui fa capo la Protezione civile – a sei milioni di euro di risarcimento a 20 familiari di vittime del sisma in una delle centinaia di cause civili partite dal 2009 in poi. La causa gemella era terminata a dicembre con un’altra condanna per lo Stato, questa volta di quasi nove milioni.
«Noi aquilani eravamo spaventati da mesi di sciame sismico, ci hanno detto le parole che volevamo sentirci. E a cui abbiamo creduto», continua Pitari. «È ovvio che la prima causa dei decessi è il sisma, insieme al fatto che non eravamo preparati e che si è costruito male. Ma c’è stato rassicurazionismo nei confronti della popolazione». Continua ancora l’attivista: «È anche per tutto questo non si può accettare la sentenza choc della giudice Monica Croci. È difforme e incomprensibile, perché una vittima è una vittima, non può avere concorso di colpa». Proprio sulla sentenza choc c’è attesa per due novità giudiziarie in arrivo nelle prossime settimane. La prima è il via alla causa in appello contro il pronunciamento stesso della giudice sulle tre vittime del crollo di via Campo di Fossa 6B. Ma prima, entro la fine del mese di febbraio, è previsto l’arrivo della sentenza sulla causa bis, quella per la morte delle sorelle Giusy e Genny Antonini, stralciata dalle altre per la scomparsa dei fascicoli. «Siamo in attesa e auspichiamo che la sentenza choc venga rovesciata», aggiunge Pitari, «teniamo alta la guardia e siamo sempre pronti a tornare in piazza: difenderemo le vittime del terremoto».
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