Sentenza choc, lo Stato fa ricorso Anche i familiari verso l’Appello

Presentate due istanze contro il pronunciamento che ha attribuito un concorso di colpa alle vittime A ricorrere sono i ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture e gli eredi del costruttore della palazzina
L’AQUILA. Altri due ricorsi in Appello contro la sentenza choc che ha assegnato un 30 per cento di responsabilità alle vittime del crollo della palazzina in via Campo di Fossa, a seguito delle forti scosse di terremoto precedenti a quella delle 3.32 del 6 aprile 2009. Si tratta delle istanze presentate dal ministero degli Interni, delle Infrastrutture e dei trasporti e dagli eredi del costruttore della palazzina. Presto se ne aggiungerà un’altra: quella dei familiari delle persone morte sotto le macerie. La conferma arriva dall’avvocato difensore Luciano Angelone del Foro di Sulmona. Il ricorso più atteso sarà pronto entro il mese di marzo e andrà ad aggiungersi ai due notificati ieri e a quello avanzato dal Comune dell’Aquila lo scorso 27 ottobre. La prima udienza in Appello dovrebbe svolgersi a maggio.
RESPONSABILITà
La sentenza pronunciata dal giudice Monica Croci aveva attribuito a ciascun ministero un 15 per cento di responsabilità per «non aver diligentemente adempiuto ai compiti di vigilanza e controllo» di rispettiva competenza in materia di edilizia. L’altro 40 per cento di colpe era in capo agli eredi della famiglia del costruttore Del Beato, per «gravi vizi di progettazione e costruzione dell’edificio». Condanna al pagamento di 13mila euro di spese legali, invece, per il Comune dell’Aquila, che ha già impugnato il provvedimento sottolineando un «evidente errore nel verdetto» in quanto «con la sentenza, il tribunale ordinario dell’Aquila ha escluso ogni responsabilità del Comune nella serie causale che portò al disastroso crollo dell’edificio condominiale di via Campo di Fossa».
i familiari delle vittime
Manca soltanto un ricorso, quello dei familiari delle vittime della tragedia. I documenti sono in fase di redazione e l’istanza sarà presentata nel giro di qualche settimana. Tempi stretti per provare a ribaltare il principio secondo cui le 24 persone decedute nel crollo della palazzina abbiano avuto una «condotta incauta» nel «trattenersi a dormire nonostante il notorio verificarsi di due scosse nella serata del 5 aprile e poco dopo la mezzanotte del 6 aprile». «Il ricorso sul quale stiamo lavorando dovrebbe essere pronto entro marzo», spiega l’avvocato Angelone, dopo la notifica dei due provvedimenti arrivata nelle scorse ore. Una mossa che non ha sorpreso Luciano Dell’Orso, legale difensore del condomino: «Si tratta di un provvedimento che poteva essere atteso. Potrebbero arrivarne anche dei nuovi. Vedremo come andrà l’Appello».
le altre cause
Il verdetto del tribunale civile dell’Aquila dello scorso 11 ottobre ha scatenato le proteste dei familiari delle 309 vittime del sisma aquilano e lo sdegno dell’intera comunità. Tante, infatti, erano state le sentenze di risarcimento civile per il terremoto del 6 aprile 2009 ma mai nessuna aveva evocato un concorso di colpa da parte delle vittime. E anche le cause civili arrivate dopo la sentenza choc hanno visto solo condanne ai danni dello Stato. La sentenza in questione riguarda solo alcune delle 24 vittime del crollo in via Campo di Fossa. Dopo la tragedia gli eredi dei deceduti, avendo dalla loro perizie che attestavano irregolarità in fase di realizzazione dell’edificio e una «grave negligenza del Genio civile nello svolgimento del proprio compito di vigilanza sull'osservanza delle norme poste dalla legge vigente, in tutte le fasi in cui detta vigilanza era prevista», avevano citato in giudizio sia i due ministeri per le responsabilità della Prefettura e del Genio Civile nei mancati controlli durante la costruzione, sia il Comune dell’Aquila per responsabilità analoghe e gli eredi del costruttore, nel frattempo deceduto.
A pochi giorni dalla sentenza, la città è scesa in piazza al grido unanime di “Le vittime non hanno colpa”.
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