Senza controlli il debito è salito a 60 milioni

23 Luglio 2017

Il Cam ha subìto una verifica solo nel 2008. Ma l’azione di risanamento in corso sta dando frutti

AVEZZANO. I debiti del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam) arrivano da lontano.
L'ente nasce il 16 novembre 1994 a seguito della trasformazione del Consorzio comprensoriale della Marsica, per poi divenire Società per azioni. La legge 36 del 1994 (legge Galli), che ha profondamente innovato la normativa relativa al settore delle risorse idriche, cerca di superare la frammentazione del servizio e promuovere il concetto di servizio idrico integrato. La responsabilità di quanto è accaduto non va attribuita ovviamente solo gli amministratori del Consorzio che via via si sono succeduti, ma anche ai soci, cioè i Comuni della Marsica, che avevano il diritto e il dovere, prima di approvare il bilancio ogni anno, di chiedere conto al Cam del proprio operato. Solo nel 2008 un Comune, quello di San Benedetto dei Marsi, diede un incarico a un esperto contabile per eseguire una verifica sulla gestione economico-finanziaria del Cam.
Il problema nacque quando si scoprì che nei bilanci veniva ricompreso un attivo patrimoniale costituito in massima parte dai beni patrimoniali comunali (reti idriche).Però i beni non erano del Cam, ma dei Comuni soci, che avevano affidato al Cam soltanto la loro gestione. Questo fatto determinò un’anomala sopravvalutazione del capitale del Consorzio nei confronti di terzi, sia finanziatori che fornitori. Solo nel 2012 il Comune di Avezzano, azionista di maggioranza del Cam, prende in mano la situazione e decide di avviare un piano strategico di risanamento. Dalla differenza tra ricavi e costi, nel periodo 2008-2011 emerge un passivo di 1,5 milioni di euro, oltre a un debito di 51 milioni. L'anno precedente, inoltre, dallo studio eseguito, i ricavi erano stati 13 milioni, dei quali soltanto 10 incassati, con un costo del personale di 7 milioni. Altri sei milioni erano stati spesi per l'acquisto di energia elettrica e i Comuni pare non riuscissero a ottenere il rimborso delle rate del mutuo pagate per le opere (reti e impianti) date successivamente in gestione al Consorzio.
Ci sono però anche i crediti del Cam, per circa 20 milioni, alcuni dei quali però di difficile esigibilità, sia a causa della crisi economica per alcune industrie, sia a causa delle prescrizioni di 5 anni. Oggi si parla di un debito di circa 60 milioni, nonostante l'azione di risanamento, in corso da alcuni anni, sembra stia dando buoni risultati.(p.g.)
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